Aleotti, i milioni oltreconfine e l'eterno ritorno degli elenchi

Tutti in fila, uno dietro l'altro. Personaggi illustri e perfetti sconosciuti. Saltano fuori, finiscono nell'oblio, ritornano a galla. Negli ultimi anni il fenomeno si è ripetuto per le varie liste di correntisti sospetti, da quella Lgt all'elenco Pessina, dalla lista Hsbc a quella Ubs. La prima in ordine di tempo è quella diffusa da Heinrich Kieber, l'ex funzionario della Lgt di Vaduz, in Liechtenstein, che nel 2008 ha venduto all'amministrazione finanziaria tedesca i dischetti contenenti gli elenchi dei conti in nero depositati nel caveau della Lgt. In cambio, quasi 5 milioni di euro e una nuova vita sotto protezione.
Finito il tempo dell'oblio, la lista di Vaduz torna a far parlare di sé. O meglio, del suo più ricco protagonista, Alberto Aleotti, proprietario insieme alla sua famiglia dell'industria farmaceutica Menarini, oltre che del conto da 476 milioni aperto in Liechtenstein.
Il procedimento a suo carico per omessa dichiarazione aperto dopo la diffusione della lista è stato archiviato nel settembre 2008. «Non c'erano elementi a sostegno dell'accusa – spiega al Sole 24 Ore Alessandro Traversi, l'avvocato che insieme alla collega Sara Gennai segue da anni la famiglia Aleotti – e comunque quel patrimonio era stato scudato nel 2001. Se non bastasse, poi, bisogna ricordare che il reato di omessa dichiarazione (qualora ci fosse stato, cosa non dimostrata) era caduto in prescrizione, visto che i reati tributari si prescrivono in sei anni, se non intervengono cause interruttive della prescrizione».
L'archiviazione è confermata anche dal sostituto procuratore di Firenze, Luca Turco: «La lista venne diffusa ai mezzi di comunicazione prima che alle autorità competenti – ricorda – e noi restammo invano in attesa della documentazione ufficiale dalla banca del Liechtenstein. Il procedimento fu archiviato non per motivi di merito». Le scarne indagini effettuate prima che il Gip chiudesse il fascicolo, però, hanno portato a un nuovo procedimento, aperto qualche mese dopo sempre a carico degli Aleotti. «L'inchiesta – spiega il pm Turco – mira a capire come sono stati accumulati i tantissimi soldi detenuti dalla famiglia». Un filone delle indagini porterebbe in Cina, da cui provengono i principi attivi che potrebbero essere stati importati illegalmente. L'acquisto avrebbe ricadute pesanti dal punto di vista fiscale visto che si sospetta una sovraffatturazione della merce.
«Gli investigatori – ammette l'avvocato Traversi – hanno acquisito una grossa mole di documenti per verificare la tracciabilità di alcuni componenti dei farmaci, ma non ci sono state contestazioni formali. Sulle indagini è stata concessa una proroga e stanno per scadere i termini per chiederne un'altra».
Alberto Aleotti, dal canto suo, non vuole aggiungere nulla. Nei giorni scorsi aveva ribadito che tutte le disponibilità finanziarie della sua famiglia, «in Italia e all'estero, sono regolarmente e integralmente assoggettate a tassazione».
L'accusa per la famiglia Aleotti e le tantissime altre presenti nelle liste al vaglio del Fisco non è quella di aver aperto un conto all'estero, cosa del tutto legittima. Semmai, la violazione potrebbe stare nel non averne dichiarato l'esistenza all'amministrazione finanziaria, visto che stati come il Lichtenstein, la Svizzera o San Marino si trincerano dietro il segreto bancario e non dialogano con il fisco italiano.
All'omissione in molti hanno rimediato attraverso lo scudo fiscale e non sono quindi perseguibili. Ma sul fronte della legittimità si allunga un'altra ombra sulle liste: la modalità con cui sono arrivate all'Italia e l'utilizzo che ne è stato fatto. La regola dettata dalla direttiva comunitaria 77/799/Cee e successive modifiche stabilisce infatti che le informazioni acquisite non possono essere utilizzate per fini diversi dall'accertamento dell'imposta. La violazione di questo principio potrebbe condizionare l'azione penale.
francesca.milano@ilsole24ore.com
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I file sotto esame




La lista di Vaduz
L'elenco dei correntisti della Lgt è stato venduto al Fisco tedesco nel 2008. Nella lista comparivano 157 conti di italiani
La lista Pessina
Nel febbraio 2009 nel pc dell'avvocato svizzero Fabrizio Pessina è stata trovata una lista di 552 professionisti con codici cifrati, società di copertura e fatture emesse verso l'estero
La lista Ubs
Nell'agosto 2009 la banca Ubs, accusata dal fisco americano di aver favorito
frodi ed evasioni, ha
consegnato alle autorità
Usa la lista con 5mila nomi
La lista Falciani
L'elenco dei 127mila conti dell'istituto Hsbc di Ginevra
è stato consegnato dall'informatico Hervé Falciani

07/08/2010