AL VIA IMPOSTA SULLA CASA A CHONGQING

AL VIA IMPOSTA SULLA  CASA A CHONGQING
Roma, 10 gen. – Per la prima volta la Cina popolare decide di tassare le case. La nuova imposta, infatti, sarà con ogni probabilità e in brevissimo tempo adottata a Chongqing, enorme municipalità con status di provincia della Cina centro-occidentale. Il provvedimento del governo locale si aggiunge alle misure intraprese negli scorsi mesi da Pechino con l'intento di sgonfiare la bolla immobiliare e di porre un freno all'impennata dei prezzi nel settore. I rincari hanno già fatto slittare l'acquisto di un'abitazione fuori dalla portata di moltissimi cittadini, ma i dirigenti pubblici non arretrano dalla loro posizione e a Chongqing il sindaco Huang Qifan ha chiesto l'inserimento della nuova tassa nella legislatura della municipalità mentre il ministro delle Finanze l'ha già approvata in linea di principio. La stessa Xinhua afferma che con ogni probabilità già a fine marzo il governo municipale comincerà a riscuotere l'imposta.

I dettagli sull'entità di questa nuova tassa – il valore di base sul quale si assesterà, le modalità di calcolo del valore di base, l'entità dell'aliquota fiscale eccetera – non sono ancora state rese note, benché da alcune indiscrezioni è trapelato che la tassa sarà pari all'1% e che sarà applicata solo sulle case acquistate di recente. Ciò che è certo è che in Cina la legge aveva finora previsto tasse sugli immobili solo per le proprietà commerciali. L'eventualità di un'imposta sugli immobili ad uso abitativo è stata al centro del dibattito tra gli alti dirigenti cinesi per un anno. I fautori di questa strategia sostengono che potrà essere utile a frenare la speculazione, i detrattori palesano invece delle preoccupazioni riguardo all'imbrigliamento di un settore tanto vitale dell'economia cinese. Come d'abitudine, il governo cinese lancia l'iniziativa in via sperimentale dandole un carattere regionale con la città di Chongqing che sarà probabilmente seguita da Shanghai, come hanno suggerito i media nazionali. Da queste due importanti piattaforme, in seguito all'analisi dei risultati ottenuti, Pechino deciderà se applicare o meno lo stesso provvedimento su scala nazionale.

Intanto, a turbare ulteriormente il settore, si aggiungono le vendite dei terreni che, nell'anno appena terminato, sono cresciute del 70%. La notizia alimenta le preoccupazioni per il clima di crescente tensione sociale dal momento che per i cittadini cinesi comprare casa è diventato ormai un sogno irrealizzabile. Il ministro del territorio e delle risorse Xu Shaoshi ha reso noto attraverso il sito web del Ministero che nel 2010 sono stati spesi 2,7 trilioni di yuan (364 miliardi di euro) per transazioni commerciali che coinvolgono i terreni, denunciando gli squilibri e i conflitti sociali determinati da queste compravendite.

Nonostante le numerose misure adottate dall'amministrazione, i costi delle abitazioni nelle 70 più importanti città cinesi hanno registrato aumenti senza precedenti, privando una larga fetta delle classi medie della possibilità di possedere una casa di proprietà. Il governo ha annunciato il 25 dicembre un nuovo aumento del tasso d'interesse, il secondo del 2010, come ulteriore misura per contrastare l'inflazione che sta attanagliando il paese (questo articolo), ma molti funzionari lamentano una parziale applicazione degli aumenti e invocano controlli più severi. I proventi dell'imposta sugli immobili ad uso abitativo potrebbero costituire una nuova entrata nel bilancio di molte amministrazioni pubbliche locali, che recentemente hanno fatto affidamento sulle vendite dei terreni ai privati per chiudere in pari i loro bilanci, ma gli analisti sostengono che bisognerà attendere un allargamento del provvedimento su base nazionale perché questa tassa possa essere una vera fonte di reddito per le amministrazioni.

di Melania Quattrociocchi

 

 

© Riproduzione riservata