AGITAZIONI IN FABBRICA, AUMENTANO I SALARI

Pechino, 3 giu.- Raffiche di aumenti salariali in numerose aziende che nelle ultime settimane sono state al centro dell'attenzione di pubblico e media in Cina. Foxconn, il produttore di componentistica per Apple, Dell e Nokia diventato tristemente famoso per la catena di suicidi che dall'inizio dell'anno ha già mietuto 13 vittime, ha accordato a tutti i dipendenti un aumento del 30%: gli operai riceveranno così uno stipendio base pari a 1200 yuan (circa 143 euro) contro i 900 che percepivano precedentemente. Gli stipendi salgono del 20% anche a Foshan, l'immenso stabilimento del Guangdong in cui l'Honda produce componentistica per automobili e dove negli ultimi giorni gli operai avevano indetto una serie di scioperi che avevano paralizzato l'intera linea produttiva della casa giapponese. A Shenyang, capitale della provincia del Liaoning, nel nordest del paese, i lavoratori della catena Kentucky Fried Chicken hanno chiesto alla casa madre americana un aumento di 200 yuan, che porterebbe il loro salario mensile a 900 yuan (108 euro), equiparandolo allo stipendio minimo locale nel settore dei servizi. Con il governo che cerca di contenere l'inflazione al 3% ma un costo della vita in termini reali che diventa sempre più pesante in diverse zone del paese, i lavoratori cinesi sembrano sempre più agitati: "La nostra economia non può più fare affidamento su uno sfruttamento del lavoro portato all'estremo – ha dichiarato Cheng Kai, direttore dell'Istituto di studi sull'occupazione dell'Università del Popolo – perché gli operai non sono più disposti ad accettarlo". Il caso di Foshan, in particolare, presenta diversi aspetti di interesse per analizzare i mutamenti sociali in corso: gli scioperi sono stati coordinati attraverso internet, soprattutto dagli studenti delle scuole professionali che per legge devono trascorrere un periodo di formazione nelle fabbriche con un salario ancora inferiore al minimo previsto dalla legge. Sotto accusa, in particolare, c'è un sindacato più interessato a tutelare gli interessi delle compagnie che quelli dei lavoratori: "Dobbiamo fare da soli – si leggeva in una delle chatroom dalle quali sono partiti gli appelli agli scioperi, prontamente cancellata dalla censura – perché il sindacato non ha intenzione di fare nulla".

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