Affondo di Prato contro la Cina

Cesare Peruzzi
FIRENZE
Dopo le anomalie nei comportamenti della comunità cinese nella fase di produzione in Italia, gli industriali di Prato puntano il dito contro la mancanza di reciprocità commerciale con Pechino.
La situazione, a giudizio delle imprese italiane, è insostenibile: regole rigide e controlli serrati per l'export dei nostri prodotti tessili e d'abbigliamento, maglie larghe per le importazioni dalla Cina.
«C'è un'asimmetria totale - scrive il presidente dell'Unione industriale pratese, Riccardo Marini, in una lettera inviata ai parlamentari europei del nostro Paese e ai vertici di Sistema moda Italia -. Noi sosteniamo gli oneri del Reach e non riusciamo a farne valere gli effetti sul piano commerciale, soprattutto con la Repubblica popolare cinese. Nello stesso tempo, la salute dei consumatori italiani ed europei non è affatto tutelata dalle regole del codice tecnico cinese, che per l'export non è cogente e che non trova contrappesi efficaci nei controlli alle dogane europee».
In altre parole, la Cina impone al mercato interno norme molto severe a tutela della salute, che valgono anche per i prodotti importati. «Il presupposto, corretto, su cui si basa il codice tecnico cinese è che l'industria tessile utilizza molte sostanze chimiche con un potenziale rischio per la salute - spiega Marini -. Non altrettanto fa l'Unione europea, dove sono in vigore alcune norme di base, ma per il resto i riferimenti sono legati a marchi e standard su base volontaristica e ai capitolati privati di fornitura».
L'Europa dunque è una fortezza aperta, mentre la Cina resta un Paese protetto, l'unico tra l'altro a far registrare nel 2009 un sia pur lieve incremento nell'export pratese di tessile abbigliamento (+0,9%), un mercato che pesa per il 4,4% sui quasi 2 miliardi complessivi delle vendite pratesi all'estero in questo settore.
«Solo dal giugno 2011 il Reach imporrà agli importatori obblighi quantomeno di notifica di eventuali criticità - conclude Marini nella sua lettera -. Anche in questo si manifesta il masochismo del l'Europa, che continua a tenere le sue funzioni produttive in subordine a quelle commerciali».
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09/03/2010