ACCORDO DEBITO USA: CONTRO MOSSE DI PECHINO?

ACCORDO DEBITO USA: CONTRO MOSSE DI PECHINO?

Milano, 03 ago. - Il recente accordo sul debito americano non è apparso, per usare un eufemismo, un successo per gli USA agli occhi della Cina. Pur rimanendo fedele al principio di non interferenza negli affari interni di un altro Paese, l'ex impero di mezzo ha, infatti, sferrato – attraverso i suoi media ufficiali –un duro attacco sul contenuto dell'accordo richiamando gli Stati Uniti a un senso di maggiore responsabilità (questo articolo).

 

Non si tratta altro che di un'ulteriore puntata del tormentato rapporto tra le due superpotenze. Eravamo in verità abituati alle dichiarazioni di Washington volte a richiamare i rappresentanti del Politburo a una rivalutazione del Renminbi; la scena si ripete ora a parti invertite. Quali le ragioni di questo susseguirsi di rivendicazioni incrociate? Il motivo vero è che Cina e Usa hanno ormai raggiunto un tale livello di interconnessione economica e finanziaria da rendere imprescindibile il "guardarsi a vista": le decisioni prese dall'uno hanno effetti immediati e importanti sulla salute economico dell'altro paese.

 

Nel caso specifico, il tormentato accordo siglato da Repubblicani e Democratici preoccupa non poco i cinesi. Temono che il dollaro ne risulti ulteriormente indebolito e che questo si traduca in un aumento dell'inflazione importata, causando ulteriori tensioni sul fronte interno (si prevede anche per luglio un'inflazione oltre il 6% in Cina). Per questo motivo, il Politburo non potrà esimersi dal continuare ad acquistare bond americani – che dal 2003 ad oggi si sono peraltro quintuplicati in valore assoluto (passando dai circa 200 miliardi di allora all'oltre 1 miliardo di oggi) – nel tentativo di sostenere le quotazioni della valuta americana. Altrettanto evidenti sono le ricadute sul fronte industriale: come testimoniato dalla recentissima rilevazione del China's Purchasing Managers' Index, il sentimento degli operatori industriali cinesi mostra segni di inversione di tendenza: non potrebbe essere altrimenti visto che gli USA rappresentano il terzo mercato di destinazione dei prodotti cinesi.

 

In questo quadro, è davvero interessante comprendere quali potranno essere le contro mosse del Governo di Pechino, che deve sicuramente agire dal momento che con gli Stati Uniti oltre la moral suasion (anche per mezzo del Fondo Monetario Internazionale) e gli acquisti di titoli di stato americani non può andare.

 

Si profilano all'orizzonte almeno un paio di interessanti scenari.

 

Risulta sicuramente accelerato il processo di diversificazione degli investimenti valutari cinesi: avendo riserve per oltre 3.000 miliardi di dollari (di cui circa 1 miliardo impegnati in titoli americani), lo shopping di euro e yen è un'azione quasi obbligata. Appare, in secondo luogo, ulteriormente rafforzata la necessità di incrementare gli scambi commerciali infra-asiatici: i paesi del Far East crescono infatti molto (soprattutto se rapportati ai paesi del G8) e rappresentano, in questo senso, una area di destinazione naturale della produzione cinese, che fino ad oggi ha privilegiato i paesi occidentali.

 

Nel complesso, avremo a che fare con una Cina sempre più protagonista nello scacchiere geo-politico mondiale: sostenere Usa e Europa è ormai diventato un obbligo per difendere le importantissime posizioni commerciali conquistate; costruire un'area sempre più di libero scambio in Asia è una opportunità economica molto rilevante per acquisire un portafoglio di export più equilibrato e quindi meno esposto alle bizze e alle fastidiose (per parte cinese) discussioni dei politici occidentali. Sostenere con ancora maggiore decisione politiche di cooperazione con Brasile e India, da una parte, e continente africano e Australia, dall'altra, rappresentano fondamentali piattaforme rispettivamente a vantaggio della competitività delle imprese cinesi e a garanzia dei flussi di approvvigionamento delle materie prime.

di Giuliano Noci

Giuliano Noci è prorettore del Polo Territoriale cinese al Politecnico di Milano.

 

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