ACCORDO CLIMA, CINA SODDISFATTA

ACCORDO CLIMA, CINA SODDISFATTA

Pechino, 12 dic. - L'accordo sul clima preso in extremis a Durban è piaciuto anche alla Cina. In un'intervista rilasciata al People's Daily a chiusura dei lavori nella città sudafricana, il capo della delegazione cinese Xie Zhenhua si è detto molto soddisfatto del pacchetto misure previsto da quella che è stata ribattezzata la "piattaforma di Durban". Gradimento da parte del Dragone anche per l'attivazione del Fondo Verde sul Clima da 100 miliardi di dollari che fino al 2020 aiuterà i Paesi in via di sviluppo a sostenere i costi per far fronte al riscaldamento globale. "Il risultato appare in linea con la Convenzione sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, con il protocollo di Kyoto e con la roadmap stilata a Bali, secondo cui le negoziazioni devono procedure su due binari sul principio di una comune, ma diversa responsabilità" ha commentato il capo della delegazione di Pechino. "Allo stesso tempo, tuttavia, molto deve ancora essere fatto circa il regime climatico nel dopo-202" ha aggiunto Xie.

 

Dopo una maratona di 13 giorni di negoziati, nelle prime ore di domenica è arrivata l'intesa per arrivare a un trattato globale per la lotta ai cambiamenti climatici entro il 2015, che entrerà in vigore nel 2020. Per la prima volta l'accordo proposto dall'Ue impone a tutti i grandi inquinatori (Cina e Usa in testa che, da sole, sono responsabili dell'11% delle emissioni mondiali di Co2) di intraprendere iniziative per ridurre i gas serra. In base al trattato, dopo il 2012 ci sarà anche un Kyoto2 a fare da ponte verso il trattato globale, ma vi aderiranno solo l'Europa e alcuni Paesi industrializzati perché Canada, Giappone e Russia si erano già chiamati fuori da un'estensione del Protocollo. I rappresentanti di 195 Paesi hanno convenuto che già dal prossimo anno un gruppo di lavoro studierà come arrivare a un accordo globale salva-clima partendo proprio dalla piattaforma di Durban. Il documento fissa come scadenza per un'intesa il 2015 e chiede tempi stretti e impegni più stringenti per innalzare il livello di riduzione dei gas serra, anche la forma giuridica del trattato dovrà essere negoziata.

 

Secondo gli osservatori il principale risultato ottenuto a Durban è la dimensione globale dell'intesa, che richiama alle loro responsabilità gli Stati Uniti che non hanno mai ratificato il primo periodo di Kyoto e coinvolge nella lotta ai gas serra le nuove economie come Cina, Brasile e India, non soggette secondo il protocollo di Kyoto a limitazioni sull'emissioni di gas serra in quanto Paesi in via di sviluppo.

 

Proprio Pechino e Nuova Dehli – il cui consenso appariva vincolante per il raggiungimento dell'intesa - nei giorni scorsi hanno fatto fronte unito contro le nazioni industrializzate accusandole di ipocrisia, di scarso impegno nella lotta all'inquinamento globale e di aver tentato di scaricare tutta la responsabilità sulle spalle delle economie più povere. In particolare la Cina si è fatta portavoce delle nazioni in via di sviluppo secondo le quali sono le economie più sviluppate a dover giocare un ruolo di primo piano nella lotta al riscaldamento terrestre visto che le loro industrie inquinano l'atmosfera da più di 200 anni. "Che qualifica avete per dirci cosa fare? Stiamo portando avanti delle azioni, ora vogliamo vedere le vostre" ha dichiarato alcuni giorni fa Xie. E circa una settimana fa il capo della delegazione  aveva posto le condizioni secondo le quali la Cina sarebbe stata pronta a un impegno vincolante sui tagli delle emissioni dannose. A partire dal 2020, anno in cui i limiti volontari che il Dragone si è autoimposto decadranno, Pechino – aveva spiegato Xie - potrebbe accettare limiti alle emissioni di CO2 imposti a livello internazionale, a patto che le nazioni sviluppate accettino un aumento dei vincoli imposti dal Protocollo di Kyoto e concedano finanziamenti da centinaia di miliardi di dollari e aiuti sul piano del trasferimento delle tecnologie alle economie in via di sviluppo.  "Credo che dopo il 2020 potremmo negoziare su un documento che impone limiti vincolanti - aveva detto ancora  Xie a un gruppo di ONG - il problema, adesso, e che dobbiamo verificare se le disposizioni dei patti che abbiamo già sottoscritto siano state applicate coscienziosamente".

 

L'accordo di Durban soddisfa anche il ministro dell'Ambiente italiano Corrado Clini secondo cui l'intesa raggiunta "supera i limiti del Protocollo di Kyoto ed ha una dimensione globale, offre all'Europa la possibilità di costituire, con le grandi economie emergenti di Brasile,Cina, India, Messico e Sud Africa, la 'piattaforma' per lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie e dei sistemi in grado di assicurare nello stesso tempo la crescita economica e la riduzione delle emissioni".

 

Dure critiche arrivano invece dal mondo delle organizzazioni  ambientaliste con il Wwf che ha parlato di accordo "debole" e provo di "ambizione" per il rinvio delle decisioni importanti sul dopo-Kyoto. Delusi anche i rappresentanti delle piccole isole, le più minacciate dai cambiamenti climatici, che a Durban chiedevano un testo più forte in grado di mantenere sotto i due gradi l'aumento della temperatura globale rispetto ai livelli pre-industriali, soglia indicata dagli scienziati per evitare sconvolgimenti che sarebbero senza ritorno.

 

di Sonia Montrella



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