ACCORDI SUL FERRO, CINA È ESCLUSA

ACCORDI SUL FERRO,  CINA È ESCLUSA
Pechino, 14 gen. - I tre colossi minerari mondiali - la brasiliana Vale e le anglo-australiane Rio Tinto e BHP Billiton - hanno escluso la Cina dalle contrattazioni sui prezzi del minerale di ferro. Gli incontri annuali per fissare il prezzo base di questa importante commodity, al momento, si stanno conducendo esclusivamente con le controparti giapponesi: Pechino, primo consumatore di minerale di ferro al mondo, si troverà quindi di fronte al più classico dei "prendere o lasciare". La notizia è stata pubblicata ieri, e arriva esattamente a un giorno di distanza dal comunicato col quale il governo cinese rendeva nota la conclusione dell'inchiesta a carico di Stern Hu, manager Rio Tinto con passaporto australiano, accusato nel luglio scorso di detenzione di segreti di Stato. Le autorità di Pechino non hanno ancora reso noto se Hu e altri dipendenti Rio Tinto dovranno affrontare un processo o meno: l'arresto dei manager era giunto con un tempismo definito "sospetto" da diversi osservatori internazionali, a poco tempo dalle fallite trattative tra Cina e Rio Tinto per ottenere uno sconto proprio sul prezzo del minerale di ferro. Le esportazioni di minerali grezzi targati Rio Tinto, Vale e BHP sono necessari per la produzione dell'acciaio e rivestono un ruolo fondamentale per lo sviluppo cinese: dopo un costante aumento dei prezzi negli ultimi anni, il gigante australiano è stato anche al centro di un controverso tentativo di acquisizione da parte della cinese Chinalco, conclusosi con un fallimento nel giugno 2009. Le "tre grandi" del settore minerario hanno rifiutato qualsiasi commento sull'esclusione della Cina dalle trattative, così come Nippon Steel e JFE Steel, i principali produttori giapponesi dell'acciaio: "Dato che si tratta di negoziati tra compagnie private, non siamo nella posizione di rilasciare alcun commento" ha dichiarato un portavoce della JFE.