A TOKYO MODA E HIGH TECH PER ATTIRARE I TURISTI CINESI

A TOKYO MODA E HIGH TECH PER ATTIRARE I TURISTI CINESI

Roma, 6 lug. - Questa estate la maggior parte dei turisti avrà un passaporto cinese. Le mete sono molte, ma in testa alle preferenze del Dragone si posiziona il Giappone e, in particolare, Tokyo dove i cinesi possono mettere mano ai portafogli e dedicarsi allo shopping estremo, perché è questa la loro attività preferita. Niente musei, né templi, né spiaggia: la loro missione è solo quella di riuscire ad accaparrarsi i migliori prodotti high tech e una quantità immane di capi d'abbigliamento rigorosamente firmati dagli stilisti più prestigiosi. "Non ho tempo di dedicarmi all'arte, sono troppo impegnata con lo shopping" spiega Zhang Qin, trentunenne di Pechino che ha già riempito le sue buste con cosmetici Shiseido e quattro fotocamere digitali del valore totale di 560mila yen (circa 5.000 euro). Sono prodotti ormai diffusi anche in Cina, ma Zhang spiega di preferire quelli giapponesi per paura dei falsi. Se negli itinerari personali dei viaggiatori lo shopping ha la priorità, il Giappone non può che rappresentare la Mecca degli acquisti. Non devono stupire allora le cifre comunicate dall'Organizzazione nazionale per il turismo giapponese, secondo cui lo scorso anno il Paese ha registrato il record di 481.696 turisti provenienti dalla Cina con un aumento del 20% rispetto all'anno precedente. E il Sol Levante ricambia i cinesi con delle politiche di accoglienza ad hoc: dal primo luglio il governo ha allentato le restrizioni relative ai visti turistici per i viaggiatori provenienti dal Paese di Mezzo e, al momento del rilascio del permesso, ha dato la priorità ai possessori di gold card o di carte di credito con importanti entrate e alle persone con un reddito annuale di 60mila yuan (circa 6mila euro). "I cinesi sono i nostri salvatori. Non ho mai visto nessuno spendere tanto quanto loro" afferma Takeshi Araki, addetto alle vendite alla Yodobashi Camera Co. E per agevolare ancora di più le transazioni, Mitsukoshi – situato nel famoso quartiere commerciale di Ginza - è pronto ad accettare la debit card cinese China Union Pay, con la quale è possibile anche effettuare prelievi dagli ATM della città. Dopo gli Stati Uniti, il Giappone e la Germania, la Cina è ormai al quarto posto al mondo per numero di ricchi e sono questi ultimi a trainare il settore turistico. Solo qualche mese fa, la Cina si è aggiudicata il quarto posto nella classifica dei Paesi che spendono di più nel settore del turismo stilata dall'Organizzazione per il turismo mondiale delle Nazioni unite. Secondo le stime, dal 2000 il ritmo di crescita del settore si attesta intorno al +20% annuo ed entro il 2020 saranno 100 milioni i turisti che sceglieranno di trascorrere le proprie vacanze all'estero. E se il Giappone fa di tutto per dare il benvenuto ai turisti stranieri, cinesi in primis, diverso è il caso dell'Italia, che pure ha fatto della moda il suo cavallo di battaglia. "L'opinione dei turisti cinesi in Italia è divisa – racconta Zhang Rui, manager presso la Beijing Caissa International Travel Service Co Ltd. – alcuni ne amano la cultura e la storia; altri pensano che il Paese non abbia nulla d'interessante da offrire". Molti cinesi in visita nel nostro Paese hanno espresso disapprovazione per il basso livello degli hotel ("le stanze sono vecchie, puzzolenti e prive di acqua calda da bere"), per l'inaffidabilità dei treni, per lo stile di vita "eccessivamente rilassato" e per le barriere linguistiche. Wang Fang, celebre conduttrice di Beijing TV, ha raccontato dal suo popolare blog le difficoltà incontrate alla fine di un viaggio in Sardegna per restituire l'auto che aveva preso a noleggio: "La maggior parte delle filiali chiudono a metà pomeriggio, e spesso gli operatori dell'agenzia si assentavano per lunghe pause pranzo". E quelli appena elencati sono solo i problemi minori: a questi si aggiungono il fatto che la maggior parte degli italiani non è in grado di comunicare in inglese, e che mentre i grandi magazzini europei – da Harrod's a Lafayette – accettano liberamente China Union Card, la carta di credito più diffusa in Cina, i nostri outlet della moda oppongono ancora qualche resistenza. A completare il quadro si aggiunge poi la lacuna del Web, cui è stato posto rimedio con la realizzazione di Yidalinihao.com, il nuovo portale del turismo cinese in Italia presentato un mese fa all'Expo di Shanghai. Ma la strada da fare è ancora molto lunga.



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