A Tianjin banche estere con più libertà d'azione

di Gianluca D'Agnolo L'inarrestabile processo di sviluppo e di apertura della Cina agli investimenti stranieri passa ora per Tianjin, città portuale nel nord della Cina, 120 chilometri a sud-est di Pechino. Negli oltre 30 anni di riforme, il governo cinese ha spesso proceduto per pilot programs, ossia test condotti in zone economiche speciali per verificare l'effetto di determinate new policies prima di estendere le stesse all'intero territorio nazionale.
Il primo laboratorio in tal senso è stata la città di Shenzhen, nei pressi di Hong Kong, trasformata da villaggio di pescatori alla fine degli anni '70 in uno dei principali centri finanziari della Cina, sede di uno dei due mercati azionari del Paese. Quindici anni dopo è stata la volta dell'area di Pudong, che con altrettanto successo è divenuta, da povero sobborgo di Shanghai, uno degli hub finanziari più importanti dell'Asia, dominato dal World Financial Center, il terzo grattacielo più alto del mondo con i suoi 492 metri.
Dopo un animato dibattito interno al partito, Tianjin (che ha dato i natali al premier Wen Jiabao), e in particolare la "Tianjin Binhai New Area", o "Tbna", è stata scelta come terza power house per trainare lo sviluppo della Cina: dopo il sud (Shenzhen) e il centro (Pudong) è ora il nord della costiera orientale cinese a sperimentare le nuove politiche di apertura decise da Pechino.
La decisione è stata formalizzata da una Suggestion dello State Council, il governo centrale cinese, del 2006, con la quale si "incoraggiava" Tbna ad assumere un ruolo guida nella sperimentazione di alcune nuove aperture, ad esempio nel settore finanziario, con particolare riferimento ai fondi di investimento, al venture capital, al settore valutario, al leasing e al factoring, ecc. Nello stesso anno l'importanza strategica di Tbna veniva confermata tramite l'inserimento della stessa nell'undicesimo piano quinquennale (2006-2010) del partito comunista cinese, e nell'ottobre del 2007 il presidente Hu Jintao faceva espresso riferimento a Tbna nel proprio discorso al congresso nazionale del partito comunista.
Da allora una serie di "progetti pilota" in diversi settori finanziari sono stati approvati a Tbna. Tra questi, il progetto di riforma in campo assicurativo approvato dalla China Insurance Regulatory Commission (Circ) nel 2007, il progetto di liberalizzazione valutaria per alcuni investimenti da parte di soggetti residenti nei mercati finanziari all'estero approvato dalla Stafe Administration for Foreign Exchange (Safe) sempre nel 2007, e il progetto in materia di assicurazioni pensionistiche approvata dalla Circ nel 2008. Di rilevanza inoltre gli accordi di cooperazione siglati tra Tbna e Nyse Euronext nel settembre 2008, e tra Tbna e la società di asset management China Great Wall nel dicembre del 2009 per la creazione, quest'ultimo, di un "New Finance Research and Development Center", destinato allo sviluppo e sperimentazione di nuovi prodotti finanziari.
Più in generale, le autorità cinesi a Tbna, al contrario di quelle nel resto del Paese, hanno l'espressa autorizzazione da parte del governo centrale ad interpretare in maniera permissiva le norme relative alle varie "zone grigie" che caratterizzano il sistema giuridico cinese in materia finanziaria, con il risultato che a Tbna le banche e le istituzioni finanziarie straniere possono godere di opportunità altrove ancora di fatto precluse alle stesse.
Si tratta essenzialmente, come sopra accennato, dei settori dei fondi di investimento, del factoring, del credito al consumo. In quest'ultimo settore, in particolare, la Circ ha approvato lo scorso 22 febbraio la richiesta del gruppo finanziario ceco Ppf (partner di Generali nell'Est Europa) per la costituzione della prima società a capitale interamente straniero in Cina.
Le possibilità sono amplificate dal fatto che ieri è entrata in vigore in Cina la legge sulle c.d. "Foreign-Invested Partnership Enterprises", una nuova forma societaria, più flessibile delle classiche forme previste dal diritto cinese, che pare ben adattarsi alle esigenze degli investitori stranieri soprattutto in alcuni settori finanziari.
Chief representative studio legale Chiomento a Pechino
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LE MOSSE DI PECHINO



Gli hub finanziari in Cina
È stata Shenzen, nei pressi di Hong Kong, il primo importante centro finanziario cinese, sede di uno dei due mercati azionari del paese. Poi è stata la volta di Pudong, ne pressi di Shanghai. Ora tocca a Tianjin, sulla costa nord-orientale, sperimentare le politiche di apertura decise da Pechino
Il ruolo della "Tbna" di Tianjin
Presso la Tianjin Binhai New Area (Tbna) le banche e le istituzioni finanziarie straniere possono operare nei settori dei fondi di investimento, del factoring e del credito al consumo. Le possibilità sono inoltre ampliate dall'entrata in vigore in Cina, ieri primo marzo, della legge sulle "Foreign invested partnership enterprises", una nuova forma societaria che ben si presta alle esigenze degli investitori stranieri in materia finanziaria

02/03/2010