A Shajing il vero salto del fatturato

«Sa quanto mi costa in Cina il responsabile della logistica? Seimila euro lordi al mese». Il costo è l'ultimo dei motivi che hanno spinto Massimo Forlani ad aprire una fabbrica nell'area dei Shenzhen. «Ho scelto d'investire lì perché lì ci sono molti dei nostri fornitori, perché lì producono molti dei nostri clienti internazionali e perché il mercato cinese ha un'espansione tale che non si può non voler cogliere l'occasione. E non ce l'avrei fatta, senza un partner locale con cui costruire una joint venture».
Storie di Pmi italiane che hanno avuto il coraggio di buttarsi sui mercati internazionali e di guardare in faccia la Cina al di là degli stereotipi: non solo prodotti a basso costo e copyright violati. La sua Forlani Impianti ha sede nel Lodigiano, 35 dipendenti, un fatturato da 4,5 milioni di euro e non ha mai smesso di fare utili. Due anni fa, in piena crisi, la prima mossa ardita: insieme a un socio rileva la Everel, che è sì un'azienda in difficoltà finanziarie, ma è pur sempre una realtà da 500 dipendenti e sedi in Italia, Germania e Romania. In Cina, i componenti per elettrodomestici della Everel fatturano già due milioni di euro. Perché allora non sbarcare direttamente là?
La scelta del partner avviene tra le conoscenze del socio di Forlani. Molte cose, in Cina, funzionano meglio quando si attiva il canale delle relazioni personali: «La Pmi cinese 3E detiene il 30% della società di Hong Kong, che a sua volta possiede la fabbrica che abbiamo aperto – spiega Massimo Forlani –. Il suo apporto è stato cruciale per risolvere molti problemi. La scelta del capannone, ad esempio: l'abbiamo preso in affitto dal primo cittadino del villaggio di Shajing, che è anche il proprietario di un'agenzia immobiliare che dà in locazione gli spazi produttivi agli stranieri. Un bel risparmio, rispetto alla necessità di acquistare gli stabilimenti».
3E si è occupata anche di tutta la parte burocratica: un anno esatto per ottenere la licenza e produrre, un anno e un mese per avere anche l'autorizzazione a vendere. Le aspettative di business? Alte, per un investimento iniziale di circa mezzo milione di euro: «Oggi a Shajing – calcola Forlani – abbiamo 25 dipendenti e a fine anno ci aspettiamo un fatturato di 3 milioni di euro. Ma entro la fine dell'anno prossimo, cioè quando andremo a regime, contiamo di raggiungere i 100 dipendenti e i 7 milioni di fatturato».
Anche i prossimi 75 operai, così come quelli che ha già assunto, dovrebbero lavorare 40 ore alla settimana, «ma nessuno si muove per meno di 60 ore settimanali», ammette Massimo Forlani. A queste persone, venti ore di straordinari – ottenute lavorando anche il sabato e riposandosi un giorno solo per settimana – servono ad arrotondare gli stipendi. È questa una delle ragioni per cui le rivendicazioni salariali stanno prendendo sempre più piede in Cina. Stipendi più alti, però, vuol dire anche consumi maggiori. Ed è anche da qui che passa la velocità di crescita di questo immenso mercato.
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30/05/2011