A pieni giri lo shopping dei turisti cinesi

MILANO
Ormai spendono e spandono, più dei turisti giapponesi e americani. Un milione di cinesi ha visitato l'Italia nel 2010, terza nazione europea per arrivi, dopo Francia e Spagna. È un capitolo pieno di sorprese, quello dedicato al turismo targato Pechino del secondo rapporto sulla Cina nel 2011 della Fondazione Italia Cina-Cesif.
Global Blue, società di tax free shopping, ha ricostruito l'identikit dei nuovi globetrotter. Precisa il manager, Tomas Mostany: «I cinesi si muovono di più, l'Europa ha ottenuto ormai da sette anni lo status di destinazione approvata e, se il 70% gravita ancora tra Hong Kong e Macao, il 16% ormai va per il mondo».
La spesa tax free in Italia è cresciuta del 36% grazie a loro, quella cinese è stata pari al 12% delle vendite totali (+94% nel 2010). Se i russi restano big speder (+34%, vale a dire il 26% del mercato), i cinesi li tallonano tanto da far ipotizzare, in breve tempo, la conquista della leadership.
Perchè i cinesi – precisa il rapporto Cina nel 2011, che sarà presentato nel pomeriggio in Assolombarda – hanno maggiore propensione all'acquisto, con uno scontrino medio tra i più alti: 869 euro, superiore del 22% su quello russo e del 43% rispetto ai giapponesi.
I cinesi comprano moda (+71% sull'anno precedente) e gioielleria (+23%), specie orologi (+135%). Stravedono per Milano, mecca del lusso e della moda, e comprano non non solo per sé, ma anche per amici e conoscenti rimasti a casa, con un effetto moltiplicatore.
Linghan Wang è senior manager di China Unionpay, leader cinese delle carte di credito, da un anno su circuito Setefi e un cash point in Rinascente. Nel primo mese 500mila euro di operazioni. «Va molto bene – dice dalla Spagna, dov'è in business trip – anche se è un po' presto per fare previsioni di sistema. Il ritmo è rimasto quello dell'inizio». Il 41% della spesa cinese, conferma Global blu, è a Milano, seguita da Roma (con il 22%), Firenze (17%) e Venezia (9%). Sotto la Madonnina, comunque, si spende più del doppio rispetto a Roma.
I cinesi amano gli outlet, un format che ne riflette i gusti perché simile al proprio modo di fare shopping in Cina, più adattabile alle esigenze pratiche di grandi gruppi di turisti e, evidentemente, per la convenienza che caratterizza il canale: nel 2010, il 13% della spesa cinese è stata effettuata in outlet (+63% sul 2009).
A questi ritmi, i turisti arriveranno facilmente a venti milioni in Europa nel prossimo decennio. Alessio Rossi, dell'ufficio del turismo cinese, non fa una piega. «Ci credo. Le tratte aeree Italia-Cina in un solo anno sono passate da 11 a 22, la calamita dell'enorme popolarità del padiglione italiano all'Expo, tra i più visitati, ha fatto il resto».

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02/03/2011