A New Delhi va in scena il futuro

In queste ore è comprensibile che il fumo levatosi dalle strade di Roma inquieti e l'attenzione più spicciola vada alle biografie di Maria Grazia Siliquini e Catia Polidori. Ma è bene non dimenticare che oggi, a seimila chilometri dalla nostra capitale, s'incontrano due personaggi che non sono in grado d'indurre manipoli di deputati a votare in un verso o un altro, ma forse un po' più d'influenza sui destini dei nostri figli l'avranno. A New Delhi il primo ministro indiano Manmohan Singh accoglierà il premier cinese Wen Jiabao, accompagnato da 400 imprenditori del Celeste impero. Due leader che rappresentano la bazzeccola di 2,5 miliardi di persone, assai più di un terzo degli abitanti del pianeta. Due persone che, mentre gli europei si stanno arrabbattando per discutere se sia opportuno che la Bce porti da 5 a 10 miliardi il proprio capitale, firmeranno senza battere ciglio un accordo da 8 miliardi di dollari nell'energia. Sì, è vero, antiche ruggini e tiepide sintonie fanno sì che non si possa parlare di un nascente colosso Cindia pronto a spadroneggiare per il mondo. Però bene si farebbe nell'antica Penisola a tenere un po' più d'occhio due paesi sempre meno emergenti e sempre più grandi potenze, dalle dimensioni che declassano ancor più i furori politici nostrani, per qualità e peso specifico, a irrilevanti e tristi beghe di quartiere.

15/12/2010