A FEBBRAIO RALLENTA IL CREDITO

A FEBBRAIO RALLENTA  IL CREDITO

Pechino, 4 mar.- La cura dimagrante imposta dal governo per ridurre la liquidità in circolazione in Cina sembra efficace: secondo il quotidiano China Securities Journal - che cita fonti ufficiali - nel mese di febbraio le banche cinesi hanno erogato nuovi prestiti per 600 miliardi di yuan (circa 65 miliardi di euro), una notevole frenata rispetto agli oltre 1000 miliardi (circa 109 miliardi di euro) concessi in settembre. Da mesi il governo cinese adotta misure restrittive per frenare la forsennata corsa al credito che ha caratterizzato il biennio 2009-2010: tra l'inizio dello scorso anno e il mese di febbraio il tasso di riserve obbligatorie delle banche è stato aumentato ben otto volte, e tanto la Banca centrale che la CBRC - China Banking Regulatory Commission, l'authority bancaria di Pechino - hanno incrementato i controlli per evitare che gli istituti superassero i limiti fissati.

 

 

A partire dalla fine del 2008, subito dopo lo scoppio della crisi globale, le banche cinesi hanno immesso quanta più liquidità possibile nel sistema per sostenere la ripresa; oggi, si stima che negli ultimi due anni siano stati erogati nuovi prestiti per la cifra record di 17500 miliardi di yuan (pari a 1900 miliardi di euro), circa un quarto del totale dell'economia cinese nello stesso periodo. Dopo i brillanti risultati conseguiti negli ultimi anni (nel 2010 l'economia cinese è cresciuta del 10.3%) nonostante la crisi globale e il calo delle esportazioni, oggi Pechino teme soprattutto l'inflazione e i rischi dello scoppio di una bolla immobiliare.

 

Sul primo fronte, a gennaio l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 4.9% rispetto allo stesso periodo del 2010, ben al di là della soglia del 4% entro la quale il governo intende contenerla; sul costo della vita pesano soprattutto i rincari dei generi alimentari che in alcuni casi , come grano e frutta fresca, hanno registrato rispettivamente aumenti del 10% e del 30%. Sul versante immobiliare, invece, i timori sono legati al fatto che buona parte dei prestiti è finita proprio nel real estate. Nonostante l'impegno del governo e qualche leggera frenata, i costi delle abitazioni sono ormai alle stelle e rendono l'acquisto di una casa di proprietà un vero miraggio per la classe media.

 

 

Secondo il settimanale d'inchiesta economica Caixin, una recente indagine lanciata nell'ambito dell'ultimo censimento da parte dell'Ufficio Nazionale di Statistica in collaborazione con State Grid Co. – il monopolista della distribuzione di elettricità - mostrerebbe come in alcune zone di grandi città come Pechino e Nanchino il tasso di abitazioni che non si sono mai connesse alla rete elettrica, e che quindi risultano completamente disabitate, potrebbe sfiorare il 30%. Si teme, inoltre, l'impatto che potrebbe avere sugli asset delle banche un'eventuale impossibilità di ripagare i prestiti concessi alle LIC, le "Local Investment Companies", veicoli finanziari delle amministrazioni locali che hanno ottenuto ampio credito negli ultimi anni concedendo come garanzia il  bene più importante in loro possesso: la terra, che in Cina è di proprietà dello Stato (questo articolo) secondo Caixin, dei circa 7500 miliardi di prestiti concessi alle LIC dalle banche il 23% potrebbe trasformarsi in crediti in sofferenza, mentre il ritorno di circa il 50% appare comunque incerto. La notizia del rallentamento di febbraio sembra di buon auspicio proprio alla vigilia dell'apertura dell'Assemblea Nazionale del Popolo, che inizierà i lavori domani (questo articolo). Ma secondo voci raccolte da diversi media, per il capo della China Banking Regulatory Commision Liu Mingkang, il ritmo con il quale viene concesso il credito è ancora troppo elevato.

 

di Antonio Talia

 

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