« Yuan più forte? - È nell'interesse di Pechino»

Barack Obama a Washinghton è tornato sul capitolo spinoso degli equilibri valutari cinesi: «La Cina non vuole pressioni sul rafforzamento dello yuan, ma ha sottoscritto degli impegni nel G-20 e deve rispettarli. D'altra parte è nell'interesse stesso di Pechino un apprezzamento dello yuan per due motivi: d'un lato per focalizzare l'economia più sui consumi interni che sull'export, dall'altro per evitare bolle speculative».
La sollecitazione del presidente americano è arrivata dopo che il collega cinese Hu Jintao aveva preso posizioni esplicite in materia: la Cina deciderà per conto suo, come dire per ora di rafforzamento dello yuan non se ne parla. «La Cina aderirà al suo modello di riforma per la formazione dei tassi di cambio sulla base dei suoi bisogni interni». Una doccia fredda, soprattutto considerando che Pechino sembrava pronta a rivalutare, come aveva anticipato il Financial Times. Anticipazioni non casuali: giungevano da un alto funzionario economico cinese.
Le precisazioni di Hu confermano l'esistenza di una battaglia in corso a Pechino fra gli economisti e persino i banchieri centrali, favorevoli a un rafforzamento, e i politici, contrari. Hu ha chiarito che la decisione sui cambi è politica.

14/04/2010