« Una moratoria per Prato»

Cesare Peruzzi
FIRENZE
Una moratoria per consentire l'emersione delle attività irregolari. E favorire l'integrazione della comunità straniera. A giudizio di Gu Honglin, console generale della Cina popolare con sede a Firenze, potrebbe essere questa la strada per cercare di risolvere i problemi connessi alle attività clandestine della comunità cinese nel distretto di Prato, sulla cui potenziale pericolosità nei giorni scorsi ha puntato il dito il presidente dell'Unione industriale pratese, Riccardo Marini, in una lettera al prefetto della città, Maria Guia Federico (si veda il Sole 24 Ore di sabato e domenica scorsi).
«Qualche preoccupazione sul fronte dell'ordine pubblico ce l'ho anch'io, ma sono anche fiducioso che con il contributo di tutti sia possibile evitare gli eccessi e trovare le soluzioni giuste - dice il console -. Penso che sia una buona idea quella di prevedere un periodo di transizione per dare tempo di mettersi in regola a chi non l'ha ancora fatto». Gu Honglin, che ha 60 anni ed è in Italia da tre, riprende una proposta dei sindacati pratesi (fatta dal segreterio della Uil, Angelo Colombo) e puntualizza come a livello istituzionale ci sia piena collaborazione. «Non spetta a me decidere la durata di un'eventuale moratoria - aggiunge - ma credo che sia necessario tenere conto della peculiarità del caso Prato, un'area che è cresciuta e si è sviluppata anche grazie al contributo degli immigrati».
A fronte di quasi 20mila cinesi ufficiali, si calcola che nel polo produttivo toscano del tessile-abbigliamento, vivano e lavorino altri 30mila irregolari. «Mi sembrano numeri eccessivi - commenta il console -. Il nostro obiettivo, comunque, è l'integrazione che naturalmente riguarda tutti gli immigrati e non solo quelli che arrivano dalla Cina, a cui è giusto chiedere un impegno per il rispetto delle leggi italiane. Certo, non è facile per chi viene da un paese straniero. Ci vuole tolleranza e anche un po' di fiducia reciproca, due fattori che forse in questo momento scarseggiano, anche per colpa della crisi economica. Ma voglio ricordare che la convivenza della nostra comunità insediata a Prato con i cittadini italiani è sempre stata ottima - dice ancora -. Se in questo momento c'è meno lavoro, del resto, non è certo colpa degli immigrati».
I tempi dell'integrazione, come ricorda Gu Honglin, non sono mai brevi. «Le seconde generazioni già cominciano a parlare l'italiano e questo facilita la reciproca comprensione - spiega - ed è chiaro che a partire dalla terza e quarta generazione le cose vanno sempre meglio, perché i figli studiano nelle scuole locali e puntano a una vita in linea con le ambizioni della società in cui vivono. È un fenomeno naturale. A Prato, poi, il picco dell'immigrazione è ormai finito e il flusso di arrivi è in fase calante». Questo, in effetti, dicono le statistiche. Che però non tengono conto del sommerso e delle attività irregolari. «Si tratta di situazioni destinate a essere riassorbite - conclude il console cinese -. Ma ci vuole fiducia e buona volontà da parte di tutti».
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19/01/2010