« Un'occasione per ampliare il business in tutta l'Asia»

«Oggi la Cina rappresenta circa il 2% del nostro fatturato, ma vogliamo che nei prossimi cinque-dieci anni dall'Asia provenga il 15% dei ricavi». È una scommessa sul futuro quella di Graziano Verdi, amministratore delegato di GranitiFiandre, l'azienda di Castellarano (Reggio Emilia) specializzata nella produzione di lastre in grès porcellanato ad alta tecnologia. Insieme a Permasteelisa, è partner del Padiglione italiano all'Expo di Shanghai, per il quale realizzerà la pavimentazione.
«Rivestiremo l'edificio – spiega Verdi – con i nostri graniti, che sono sette volte più duri del marmo e vengono realizzati con il 40% di materiali riciclati. Prevediamo che, durante l'Expo, saranno 70 milioni i professionisti che calpesteranno il nostro pavimento».
GranitiFiandre fa un prodotto di qualità, ma ha bisogno di farsi conoscere meglio all'estero: «Considero l'Esposizione di Shanghai come l'Olimpiade dell'architettura – esemplifica l'ad Verdi – e siccome noi nel nostro settore di produzione abbiamo la medaglia d'oro, non possiamo mancare sul podio». Per l'azienda emiliana, l'Expo è dunque un'importante vetrina, soprattutto nel mondo degli architetti, suoi primi clienti.
In Asia, GranitiFiandre è sbarcata quattro anni fa, con i primi progetti curati da architetti europei. Oggi Shanghai è una delle tre città, accanto a Roma e Puertorico, a ospitare uno dei tre megastore del gruppo, che nel mondo ha anche oltre 70 negozi monomarca. L'azienda aprirà presto un nuovo negozio a Guangzhou. «Abbiamo vetrine anche in India, in Corea del Sud e in Giappone – continua Verdi – ma le più grandi aspettative di business sono in Cina».
La concorrenza locale, all'alta gamma di GranitiFiandre, non fa paura: «In Cina ci sono centinaia di fabbriche di ceramica – sostiene l'ad – ma sono tutti prodotti poco distintivi».
Produrre in loco, invece? «È presto per dirlo – conclude Verdi – dopo la crisi si vedrà. È vero che portare in Cina i nostri prodotti rappresenta il 20% del costo materiale. Ma prima di qualsiasi decisione, dobbiamo portare a regime l'ultimo dei nostri tre stabilimenti produttivi, quello americano».
Mi. Ca.
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23/04/2009