"SISMA NON INFLUENZERA' POLITICA NUCLEARE CINESE"

"SISMA NON INFLUENZERA'  POLITICA NUCLEARE CINESE"
Pechino, 14 mar. - Lo aveva dichiarato sabato scorso il viceministro della Protezione Ambientale Zhang Lijun, lo ha confermato quest'oggi l'ex direttore di un'importante agenzia energetica governativa: nonostante il disastro in Giappone, il programma nucleare cinese non subirà battute d'arresto. Il Dodicesimo Piano Quinquennale per il periodo 2011-2015, approvato oggi dall'Assemblena Nazionale del Popolo- quanto di più vicino ad un parlamento esista nel sistema cinese- prevede l'installazione di impianti capaci di generare ulteriori 40 gigawatts di energia nucleare, che andranno a sommarsi ai 10.8 gigawatt già ricavati da 13 reattori.

 

"Installare 40 gigawatt in cinque anni non è poi molto - ha dichiarato oggi Zhou Dadi, ex direttore dell'Istituto del Governo Centrale per l'Energia-, gli impianti in costruzione al momento hanno già raggiunto la capacità di 20 o 30 gigawatt e imprimere un'accelerazione potrebbe aggiungere circa 10 gigawatt all'anno".

 

Al momento sono in costruzione circa 25 reattori, parte di un programma per portare la capacità installata a quota 86 gigawatt entro il 2020, un incremento che porterebbe l'energia derivata dal nucleare a circa il 5% del totale.

 

"La Cina ha già esposto la strategia di accelerare lo sviluppo della tecnologia nei prossimi cinque anni, e sono fiducioso sul fatto che riusciremo a ricavare dal nucleare circa il 2.2% della nostra energia entro il 2016" aveva dichiarato la settimana scorsa l'ex direttore dell'Amministrazione Nazionale per l'Energia Zhang Guobao. "Si tratta di una parte dei nostri sforzi per ridurre la dipendenza della Cina dal carbone- ha dichiarato Zhang al quotidiano ufficiale China Daily- e costituisce una mossa strategica anche per renderci più indipendenti dal petrolio importato, che lo scorso anno ha costituito circa il 55% del nostro fabbisogno".

 

Pechino punta a ridurre per il 2020 le emissioni inquinanti per unità di PIL prodotto tra il 40% e il 45%, utilizzando programmi di efficienza energetica, applicando imposte sull'impiego del carbone, aumentando i veicoli ad alimentazione elettrica e attraverso l'espansione dell'energia solare, eolica, idroelettrica e nucleare. 

 

Secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia, il nucleare può contribuire e ridurre le emissioni cinesi del 10% nei prossimi dieci anni: l'agenzia prevede che Pechino investirà 250 miliardi di dollari per la costruzione di impianti nucleari entro il 2030. I reattori sono tutti localizzati lungo le coste, nel sud e nell'est del paese, ma si sta già sviluppando il primo reattore situato in una provincia interna, che sarà realizzato nell'Hubei.

 

I cinesi, insomma, non sembrano affatto spaventati dalla tragedia giapponese, e per gli appetiti energetici del Dragone il nucleare costituisce una necessità:"La nostra determinazione non verrà meno - ha dichiarato il viceministro per la Protezione Ambientale Zhang Lijun - e la lezione giapponese sarà tenuta in considerazione nella costruzione dei nuovi impianti".

 

di Antonio Talia

 

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