« Shanghai vetrina del mondo»

«I cinesi hanno speso sull'Expo di Shanghai il doppio delle Olimpiadi». Vogliono ribadire al mondo la loro supremazia neo imperiale. D'altronde la geopolitica ha storicamente a che fare con le grandi esposizioni: «Nella seconda metà dell'Ottocento furono l'esemplificazione del nazionalismo industriale della vecchia Europa; dopo la prima guerra mondiale, fu la volta del secolo americano. Adesso siamo agli anni cinesi…», ragiona Beniamino Quintieri.
Il commissario del governo italiano per l'Expo di Shanghai risponde al telefono dall'aeroporto. Si sta imbarcando per la Cina dove domani sera la grande kermesse aprirà i battenti. Di più. «Saranno gli anni cinesi in una piega che nemmeno le Olimpiadi aveva sfiorato», prosegue l'ex presidente dell'Ice. «Expo sarà la prima apertura mondiale alla Cina, non a caso gli organizzatori si aspettano 70 milioni di visitatori, al 95% locali, che attraverso i padiglioni conosceranno il meglio del globo, dopo decenni di isolamento. Sarà una straordinaria occasione di farsi vedere».
Anzitutto per l'Italia, meno presente dei suoi competitor sui mercati del Far East. «Tenete conto che, al netto di una élites acculturata, la conoscenza del nostro paese da parte del cinese medio è relativamente scarsa», ammette Quintieri. «Saranno attentissimi al livello istituzionale che arriverà da ogni paese». Soppeseranno il protocollo (domani all'apertura ci sarà il ministro Stefania Prestigiacomo, ndr). «L'equazione che fanno è semplice: chi non sarà della partita significa che è poco interessato ad investire in Cina…».
Per questo «cercheremo di proporre in sei mesi un paese ricco e variegato. Non solo moda, cibo e Ferrari, ma anche l'Italia tecnologica. L'Italia delle città e del capitale sociale diffuso. Dei distretti industriali, delle regioni e dell'artigianato sapiente. Il padiglione italiano - continua Quintieri - costruito con materiali innovativi, permetterà di sviluppare eventi, worskhop e occasioni di business mirati per tante pmi, specie le nostre multinazionali tascabili, che sono il nerbo produttivo del paese. Nella latitanza delle grandi aziende e del sistema bancario, che dimostra di non credere all'internazionalizzazione nel Far East del nostro tessuto d'impresa».
Naturalmente Quintieri non dimentica le polemiche e le incertezze legate all'Expo 2015 di Milano, che proprio da Shanghai dovrà prendere il testimone. Quale ricetta per la prossima sfida italiana? «Nessun paese al mondo oggi potrebbe mettere in campo quel che hanno fatto i cinesi». Quello che parte sabato sarà infatti «l'ultimo Expo novecentesco, monumentale». Milano avrà «il difficile compito di personalizzare l'evento. Indicando una via espositiva nuova e originale».
Una strada obbligata, vista la penuria di fondi. Ieri, ad esempio, rispondendo ad una interrogazione parlamentare del Pd, il vice ministro all'Economia, Giuseppe Vegas, ha confermato che il cosiddetto emendamento "salva-metrò" approvato nel Dl sugli enti locali, in realtà riguarda solo i trasferimenti dal bilancio dello Stato. La richiesta di «escludere dal patto di stabilità tutte le spese dei Comuni per la realizzazione degli interventi Expo, quindi, non può essere condivisa», causa peggioramento dei saldi di finanza pubblica. Domanda: dove troveranno gli enti locali i circa 900 milioni per finanziare Expo 2015?
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29/04/2010