### Roma non si illuda, la Cina compra solo tecnologia - TACCUINO DA SHANGHAI


di Alberto Forchielli *

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 29 mar - E' bastata una
frase carpita a Hu Jintao durante un colloquio con Monti a
Seul per alimentare aspettative che sconfinano nelle
illusioni. Il leader cinese ha assicurato il suo intervento
presso la comunita' d'affari del suo paese per indurla ad
investire in Italia. Imprenditori pubblici e privati sono
effettivamente sensibili alle raccomandazioni politiche.
Inoltre, in via di principio esiste un interesse cinese
verso l'Italia. L'incontro di queste due situazioni potrebbe
in realta' convertirsi in un flusso di denaro, con
conseguenze benefiche su reddito e occupazione. Per non
cadere tuttavia nell'eccessiva speranza e nella conseguente
delusione, e' opportuno passare al vaglio dell'analisi le
ambizioni di Pechino. In sostanza, la Cina puo' scegliere tre
impieghi in Italia per i suoi fondi: titoli di stato,
infrastrutture, asset aziendali. Tutti hanno una
giustificazione economica, che va tuttavia messa in
relazione con le opinioni cinesi. Il paese ha bisogno di
migliorare industrialmente, di sostituire un'economia basata
su sterminati investimenti, di acquisire sofisticazione
tecnologica. Ma deve anche migliorare l'approccio al
business internazionale, affinare le conoscenze, selezionare
le priorita', essere pronto al rischio. Per i bond italiani,
almeno recentemente, l'accoglienza e' tiepida. La Cina non si
sente pronta ad affrontare l'instabilita' e la fluttuazione
dello spread. Si rifugia in acquisti sicuri, ma se avesse
osato acquistare titoli italiani con alti tassi d'interesse
avrebbe registrato un alto capital gain. Su questo terreno
la missione di del premier Mario Monti e' nevralgica. Deve
restituire credibilita' e autorevolezza al governo del paese
perche' la fiducia e' il magnete piu' forte per la Cina. Un
tasso d'interesse alto non e' sufficiente a stimolare gli
acquisti se i titoli vengono percepiti sulla soglia del
precipizio. Il compito del presidente del Consiglio e'
spostare l'immagine dell'Italia da pericolo a opportunita',
da problema per l'euro a sua soluzione. La strada intrapresa
e' buona, ma appare lunga per cambiare l'atteggiamento
cinese. Pechino sembra infatti riluttante a comprendere che
probabilmente l'euro ha allontanato lo spettro della caduta.
La situazione e' ancora piu' grigia per le infrastrutture o le
utility da acquistare. La prudenza cinese si scontra con
l'instabilita' politica, il peso della burocrazia, la
lentezza della macchina amministrativa. Non e' immaginabile
vedere un investitore cinese negoziare tra anticamere
ministeriali o assessorati periferici. Anche le nuove opere
non appaiono appetibili. Le costruzioni hanno bisogno di un
forte appoggio istituzionale e gli ultimi anni hanno
dimostrato il distacco cinese dalla sfera politica italiana.
Avventurarsi in terreni inesplorati non e' un'ipotesi
praticabile. Rimane per la Cina il boccone piu' appetibile:
l'acquisizione di tecnologia italiana attraverso equity
aziendali. E' la scorciatoia migliore per migliorare un
assetto produttivo, accompagnata da enormi liquidita' a
fronte del credit crunch italiano. Bisogna insomma vendere i
gioielli di famiglia per attrarre capitali cinesi. Mario
Monti non puo' avere ambizioni piu' grandi. Il suo compito e'
rimettere ordine e ristabilire rapporti autorevoli. Al suo
seguito non ci sono aziende, nella sua agenda non appaiono
contenziosi gravi. Riprendere l'esperienza del 2006, quando
sbarcarono in Cina le migliori aziende del Made in Italy,
sarebbe un obiettivo praticabile, ma e' tanto difficile
quanto immettere nuovamente il sistema Italia su un binario
strutturato e organico. Puo' contare comunque su una
dotazione importante: la benevolenza e la stima cinese,
apprezzamenti rari che vengono concessi soltanto a leader di
statura.

* presidente Osservatorio Asia

Red-

(RADIOCOR) 29-03-12 14:30:30 (0261)news,ASIA 5 NNNN