« Rilancio economico in 4 punti»

Marco Valsania
NEW YORK
Un piano in quattro punti per curare gli squilibri economici, bilaterali e globali: gli Stati Uniti si impegnano anzitutto a ridurre il deficit federale e quello delle partite correnti e ad aumentare il tasso di risparmio, la Cina a sostenere i consumi e a diminuire la dipendenza dalle esportazioni. Ancora: entrambi i paesi favoriranno riforme finanziarie, aperture commerciali e agli investimenti e un maggior ruolo di Pechino in seno a organizzazioni internazionali quali il Fondo monetario internazionale.
Alla conclusione di due giorni di Dialogo Strategico e Economico con Pechino, la convergenza nella crociata anti-crisi e per un più stabile ordine economico mondiale è stata annunciata dal Segretario al Tesoro Tim Geithner e dal vicepremier Wang Qishan. «Abbiamo concordato sull'importanza vitale che Cina e Stati Uniti rispettino gli impegni a risanare il sistema finanziario e a porre le fondamenta per la ripresa», ha detto Geithner. Wang ha aggiunto che «stimolare la crescita rimane la priorità nella cooperazione sino-americana». E un testo congiunto ha delineato il traguardo, per un futuro post-crisi, di una «crescita più equilibrata».
Ma l'accordo economico non è stato il solo a emergere dal summit, che ha cercato di cementare una «relazione speciale» tra Stati Uniti e Cina, tra vecchia e nuova potenza internazionale. Il Segretario di Stato Hillary Clinton ha parlato del decollo di un «rapporto positivo di ampio respiro per il nuovo secolo». E ha assicurato che Stati Uniti e Cina concordano su altri temi scottanti, quali l'opposizione ai programmi atomici dell'Iran. I due paesi hanno inoltre firmato un memorandum sull'ambiente: un impegno comune in vista degli incontri Onu di Copenhagen a dicembre sul taglio delle emissioni dell'effetto serra. E hanno ipotizzato intese sulle fonti rinnovabili di energia e sulla sicurezza delle forniture mondiali per domare la volatilità del petrolio.
In disparte sono rimaste tradizionali polemiche sollevate da Washington nei confronti della Cina: dal rispetto dei diritti umani all'accusa di tenere artificialmente basso il valore dello yuan per aumentare la competitività. Ben più centrali sono state le preoccupazioni di Pechino sulla solidità degli Stati Uniti e della loro valuta. La Cina, che con 800 miliardi di dollari in titoli del Tesoro è il principale creditore di Washington, ha chiesto esplicitamente passi per sanare un disavanzo pubblico americano che quest'anno dovrebbe superare i 1.800 miliardi. L'America, ha risposto Geithner, avrà «un deficit sostenibile" entro il 2013. La delegazione statunitense è stata chiamata a rendere conto anche dell'efficacia degli interventi di soccorso nella finanza e nell'economia. «Speriamo che gli Stati Uniti accelerino il risanamento dei mercati e il passo verso una ripresa», ha detto Wang. Perché, ha incalzato il governatore della Banca centrale Zhou Xiaochuan, occorre «verificare che le politiche anti-crisi abbiano effetto nell'economia reale».
Quando si tratta di coreografia, oltre che di promesse, il primo appuntamento del Dialogo strategico e economico non ha deluso. Si è concluso con un incontro del presidente Barack Obama e del vicepresidente Joe Biden con i capidelegazione - Geithner e il segretario di Stato Hillary Clinton per gli americani, il membro del Consiglio di Stato Dai Bingguo e Wang per i cinesi. Dietro l'ottimismo, però, il vertice è stato anche una saga di tensioni. Non solo tra americani e cinesi. Anzi, a filtrare a sorpresa sono state le difficoltà dentro la maxi-delegazione statunitense: per Clinton il summit è diventato il banco di prova d'un maggior protagonismo, di un riorientamento del Dipartimento di Stato verso missioni economiche internazionali oltre che politiche. Il Wall Street Journal ha rivelato che, durante i preparativi, sono affiorate incomprensioni con il Tesoro su questioni grandi e piccole, dalla sede del summit all'ordine dei nomi dei partecipanti.

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29/07/2009