"PECHINO NEMICO  DI WIKILEAKS"

"PECHINO NEMICO   DI WIKILEAKS"

Roma, 13 gen.- Nel mondo del cyberspazio Wikileaks ha un acerrimo nemico contro cui combattere: il Dragone. Lo ha dichiarato lo stesso Julian Assange in un'intervista al giornale britannico New Statesman che verrà pubblicata venerdì. "In fatto di censura – ha dichiarato Assange - la Cina è il peggior cattivo". "È il nemico tecnologico: ha sistemi aggressivi e sofisticati di intercettazione che si intromettono tra un qualsiasi lettore cinese e le fonti d'informazioni fuori dal Paese". "Stiamo combattendo una lunga battaglia - ha detto ancora Assange - e abbiamo attuato diversi canali tramite i quali i cinesi possono arrivare al nostro sito". Il 29 novembre, dopo aver preventivamente oscurato Wikileaks, a qualche ora dalla pubblicazione dei primi documenti riservati provenienti dalle Ambasciate Usa nel mondo, il Dipartimento di propaganda cinese aveva già ordinato a tutti i media cinesi di interrompere gli aggiornamenti sulla vicenda. Una mossa che ha così tagliato fuori gli utenti cinesi dalla 'saga' che ha imbarazzato Washington in primis e, a seguire, tutti i Paesi coinvolti nel cablegate

 

 

Da tempo la macchina della censura messa a punto dal Dragone lavora minuziosamente, oscurando siti dai contenuti scomodi e perfino social network come Facebook e Twitter, ora raggiungibili solo tramite proxy. In particolare, uno dei principali strumenti di controllo adottati da Pechino è costituito da un filtro lanciato nel 1998 che il governo chiama "Scudo Dorato" e che gli internauti hanno ribattezzato "Grande Muraglia di Fuoco". Secondo la tv di Stato CCTV, il progetto è costato - solo all'avvio - 6,4 miliardi di yuan (più di 650 milioni di euro): la Grande Muraglia di Fuoco si avvale sia di sofisticati software che bloccano automaticamente parole chiave, sia di una sezione della polizia che controlla continuamente la rete, composta, si dice, da decine e decine di migliaia di poliziotti. 

 

 

Ma, stando alle dichiarazioni dell'entourage di Assange, quelli di Wikileaks avrebbero trovato il modo per 'scavalcare la muraglia' e informare i cinesi su questioni che interessano la Cina, alcune delle quali emerse dai documenti che l'hacker più ricercato del globo avrebbe ottenuto da dissidenti cinesi. Per valutare appieno la portata del caso Wikileaks, anche in rapporto alla Cina, si deve sempre partire da una premessa: quelle pubblicate dal sito di Assange sono sì comunicazioni riservate, ma costituiscono soprattutto osservazioni e impressioni del personale diplomatico sparso nelle sedi americane di tutto il mondo, oppure indiscrezioni di cui i diplomatici sono venuti a conoscenza  tramite fonti non specificate, e che quindi potrebbero essere anche inquinate.

 

 

I cable sulla Cina pubblicati fino ad ora riguardano diversi campi, dal web alla politica internazionale, dall'economia alla Difesa. E se nel mondo cibernetico le cose si mettono male – si dice che dietro il cyber-attacco contro Google ci sarebbero due membri del Politburo (questo articolo) - sul fronte  economico la Cina non ne esce meglio: i dati economici sul Pil sarebbero "artificiali e non attendibili"; una rivelazione che secondo l'anonimo diplomatico citato da Assange proviene da una fonte più che attendibile: il vice premier Li Keqiang,  al tempo della 'confessione' funzionario di alto livello della provincia del Liaoning (questo articolo)  . In risposta alla diffusione del dispaccio dal Ministero degli Affari Esteri di Pechino non è arrivato altro che un secco "no comment",  mentre i funzionari si sono limitati a etichettare il contenuto del sito web come "assurdo".

A ciò si aggiunge poi la pubblicazione di documenti riguardo il traffico illecito di missili nord-coreani verso l'Iran su cui la Cina avrebbe chiuso un occhio (questo articolo ), quelli sui timori espressi dalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti riguardo le "conseguenze destabilizzanti" degli aiuti militari cinesi alla regione del Pacifico (questo articolo ) e, infine, quelli che sembrerebbero svelare il desiderio di alcuni ambienti dell'establishment di Pechino di abbandonare un tradizionale alleato come la Corea del Nord.

 

 

A ogni cable pubblicato, Pechino ha cercato di smorzare l'attenzione liquidando il tutto come un atto sensazionalistico. E sono in molti, anche al di fuori della Cina, a nutrire qualche dubbio sulla validità dei dispacci pubblicati da Assange, che sebbene provenienti da ambienti diplomatici in molti casi restano solo delle valutazioni critiche. Il polverone sollevato da Assange però non accenna a diminuire. Intanto l'hacker è in attesa a Londra dell'esito del processo di estradizione verso la Svezia, dove è ricercato per stupro. Un'accusa che secondo il fondatore di Wikileaks avrebbe poco a che fare con il reato – di cui si dichiara innocente -, ma sarebbe invece un pretesto per impedire nuove rivelazioni.

 

 

 

di Sonia Montrella

 

 

 

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