"OCCIDENTE ATTACCA SOVRANITA' CINA"

"OCCIDENTE ATTACCA  SOVRANITA' CINA"

Pechino, 6 apr.- Il governo cinese continua a tacere sulla sorte di Ai Weiwei - l'artista arrestato domenica scorsa - ma la stampa passa alla controffensiva: il quotidiano ufficiale Global Times (edito dal People's Daily, l'organo del Partito Comunista Cinese) ha pubblicato oggi un polemico editoriale con il quale attacca i paesi stranieri che hanno chiesto il rilascio di Ai e definisce l'artista un "cane sciolto che si comporta come la gente comune non oserebbe fare".

 

Il Global Times è famoso per le posizioni oltranziste e nazionaliste, più radicali rispetto ad altri giornali del regime. "I governi occidentali stanno sfruttando il caso di Ai Weiwei per attaccare l'agenda cinese sui diritti umani, senza avere alcun dettaglio su cosa potrebbe essergli successo né sulle leggi che potrebbe avere violato - si legge nell'articolo -, si tratta quindi di un assalto contro la sovranità giudiziaria di tutta la Cina che mira a confondere l'attenzione della nostra società e a modificare i valori del popolo cinese".

 

"Lo stesso Ai Weiwei probabilmente comprende che facendo tutto quello che vuole, e spesso osando fare ciò che altri non si permettono, attirando a sé altri come lui, si pone spesso ai confini delle leggi cinesi, - prosegue l'articolo- così, dato che Ai Weiwei si sta spingendo sempre più avanti, è probabile che un giorno supererà il limite. La Storia emetterà il suo verdetto su gente come Ai Weiwei, e prima è probabile che queste persone dovranno pagare un prezzo per le scelte che hanno fatto". 

 

La posizione del Global Times, pur non rispecchiando quella ufficiale del governo, sembra suggerire l'atteggiamento che intendono mantenere i funzionari della propaganda e ricorda il  processo di "character assassination" già impiegato nei confronti di altri elementi scomodi. 

 

Da quando domenica scorsa Ai Weiwei è stato arrestato e si è perso ogni contatto con lui (questo articolo), gli ambasciatori di vari governi tra cui Unione europea, Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna hanno espresso la loro preoccupazione per il crescente utilizzo delle detenzioni extragiudiziali da parte delle forze dell'ordine e chiesto il rilascio dell'artista (questo articolo). Con la discesa in campo di Taiwan - l'isola che si proclama indipendente dal 1949, ma che per Pechino rimane parte integrante del territorio cinese - e la richiesta di rilascio avanzata anche dalle autorità taiwanesi, la vicenda si sta arricchendo di ulteriori complicazioni diplomatiche

 

53 anni, figlio di uno dei più noti poeti cinesi contemporanei, Ai Weiwei è tra gli artisti cinesi più conosciuti al mondo. Nel 2008 ha collaborato all'ideazione del design del "Nido d'Uccello", l'avveniristico stadio olimpico di Pechino, ma si è anche sempre distinto come una delle voci più critiche verso il sistema a partito unico. Nello stesso anno Ai realizzò un'installazione audio che riportava i nomi dei 5mila bambini scomparsi nel crollo delle scuole dopo il disastroso terremoto che colpì il Sichuan, morti secondo le accuse dei genitori per la scarsa qualità delle costruzioni. Sempre in Sichuan Ai Weiwei venne picchiato da uomini in borghese che intendevano impedirgli di partecipare al processo a uno degli attivisti che si battevano per il risarcimento delle vittime del terremoto. Il pestaggio gli provocò un ematoma cerebrale che lo costrinse a un'operazione d'urgenza mentre si trovava in Germania per organizzare una mostra. 

 

Ad Ai Weiwei erano già state imposte misure simili, come quando nel dicembre scorso gli fu impedito di imbarcarsi per Seoul dopo l'invito a partecipare alla cerimonia per la consegna del Premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo - dissidente condannato a 11 di reclusione con l'accusa di sovversione (questo articolo) -, ma l'arresto di domenica scorsa sembra avere assunto un tono molto più grave delle scorse occasioni: gli ambienti del movimento degli avvocati per il rispetto dei diritti umani si stanno mostrando in queste ore particolarmente preoccupati per quello che pare a tutti gli effetti un nuovo giro di vite nella repressione del dissenso.

 

Da quando alla fine di febbraio un anonimo gruppo dissidenti ha invitato la popolazione a manifestare contro il regime a partito unico sulla falsariga di quanto avvenuto in Nord Africa e Medio Oriente (questo dossier), secondo le associazioni per la tutela dei diritti umani sono dozzine e dozzine le persone scomparse o sottoposte a restrizioni della libertà personale. Nonostante gli appelli alle proteste sembrano essere stati largamente disattesi, tutti i corrispondenti dei media stranieri in Cina sono stati convocati dalla polizia che ha comunicato nuove restrizioni nell'esercizio del mestiere giornalistico in apparente contraddizione con le normative approvate per le Olimpiadi di Pechino 2008.

 

di Antonio Talia

 

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