« La sfida si gioca tutta in Cina»

«Il settore automotive, da pochi anni a questa parte, ha davanti a sé un'occasione storica: quella di conquistare i mercati emergenti. La Cina innanzitutto ma anche l'India». Paolo Rizzo, gestore di Anthilia Capital Partners non ha dubbi. La nuova frontiera per un'industria matura ad alta intensità di capitale è fuoriuscire da un'Europa sempre più asfittica.
La ricetta non è nuova e riguarda, in genere, ogni attività industriale che deve cercare mercati di sbocco là dove c'è la crescita. Per l'auto poi in Europa si va avanti da tempo a colpi di aiuti pubblici.
Non solo. Oltre agli incentivi, e questo vale anche per il mercato americano, le vendite sono state supportate dai finanziamenti a tasso zero e da ogni forma di sconto. Si tengono alti i volumi a scapito della redditività. Ma soprattutto con la crisi finanziaria, ora è più difficile per le case continuare nelle agevolazioni.
Non sembra un settore facile. Devi investire molto, avere massa critica molto ampia e sperare in una congiuntura dove i consumi privati tengano.
Esattamente. Questo spiega anche la intensa volatilità dei titoli. Con una leva operativa molto alta il rischio è sempre dietro l'angolo. Puoi fare un sacco di profitti un anno e quello successivo perderne altrettanti.
Forse è anche per questo che le valutazioni relative in Borsa tendono a essere sempre assai basse. Spesso come in questo periodo il valore del capitale più i debiti non arriva a eguagliare i ricavi. Un investitore può pensare che i titoli siano a sconto, il che non è necessariamente vero.
Non guarderei molto le valutazioni. Preferisco analizzare quanta parte del fatturato è prodotta nei mercati emergenti; quanto debito netto pesa sulla società; se le dimensioni consentono di spalmare al meglio i costi e soprattutto quanto è folta la pipeline dei nuovi modelli.
E questi fattori messi insieme cosa le dicono?
Mi permettono di scegliere, mantenendo bassi i rischi. Volkswagen ad esempio ha una forte presenza sul mercato cinese, così come Daimler e Bmw. Bmw, che opera nella fascia alta del mercato, vanta inoltre una profittabilità operativa doppia rispetto a Peugeot, Renault e Fiat. Quanto ai modelli Bmw e Audi hanno sfornato, rispettivamente la serie 5 e la A6 che sono andate molto bene.
E il debito è una minaccia per il settore?
Va monitorato con grande attenzione. Spesso si guarda solo il debito operativo, ma c'è anche quello tra le pieghe dei bilanci delle società finanziarie dei gruppi automobilistici. Che sono state una miniera d'oro prima che scoppiasse la crisi della finanza mondiale. In Europa sul settore pesano debiti per circa 220 miliardi su ricavi per 500 miliardi e con un rapporto di 4 volte sul margine operativo lordo. Ci farei attenzione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

24/07/2010