« La correzione è ormai alle porte, ma le prospettive sono eccellenti»

«Il mondo vive una "sindrome cinese" a causa della crisi finanziaria che ha mostrato la vulnerabilità dell'occidente. E la forza della Cina è stata di conseguenza enfatizzata. Questo non significa che Shanghai possa prendere il posto di Wall Street: un conto è un fattore psicologico transitorio, un altro le dimensioni dei due mercati». Pinuccia Parini gestisce per Gestielle un fondo comune italiano che investe in titoli cinesi. Nonostante le tensioni delle ultime settimane, considera la Borsa cinese ancora promettente.
Quali sono i punti di forza della Cina?
Sono elementi che non sono stati intaccati dalla crisi internazionale: le potenzialità demografiche, le caratteristiche di un paese fortemente emergente e ancora da industrializzare. Pechino è intervenuta prontamente per sostenere l'economia, investendo 4 trilioni di dollari, di cui oltre un terzo in infrastrutture. Aiuta un sistema politico capace di implementare le sue politiche in modo efficace e pragmatico, una struttura finanziaria strutturalmente prudente e poco permeata dall'innovazione finanziaria e l'esperienza della crisi finanziarie precedenti.
Le recenti oscillazioni, secondo lei, non devono preoccupare?
Un consolidamento di alcuni corsi è nelle cose, anche perché l'indice Shangai Stocks Excange Composite (con titoli sia A che B) guadagna oltre il 60% da inizio anno. A pesare, nel prossimo futuro, saranno le decisioni di politica monetaria e altre misure qualitative che le autorità potrebbero adottare. Ma in un'ottica di medio-lungo periodo il mercato cinese ha ancora straordinarie potenzialità di crescita.
È un mercato ancora sostanzialmente chiuso agli stranieri. Cadranno in futuro queste restrizioni?
Progressi ne sono stati fatti per facilitare gli investimenti diretti da parte degli stranieri. L'ostacolo maggiore è il fatto che la divisa non è convertibile e le quote di partecipazione ai titoli A sono quotati in remimbi. Segnalare singoli titoli, quindi, non è indicativo. Anche perché quello cinese è un mercato volatile e difficile: China Mobile, per esempio, la conoscono tutti; ma da inizio anno è praticamente invariata, mentre l'indice di cui fa parte del 22%.
Nei prossimi anni alcuni economisti stimano che il Pil cinese supererà quello Usa. È d'accordo?
La potenzialità di crescita di questo paese è straordinaria: non è solo la leva demografica, ma anche l'elevato tasso di risparmio del paese e la sua solidità finanziaria. Si pensi al Giappone, che invece soffre per l'invecchiamento della popolazione e che chiude in sostanza le porte all'immigrazione: chi accudirà nei prossimi decenni gli anziani a Tokyo?
Quale influenza ha la Cina sul Giappone e sugli altri Paesi dell'area?
Per il Giappone la Cina è un vicino sempre più "ingombrante": e non è un caso che in vista delle elezioni di domani il partito d'opposizione Dpj abbia enfatizzato la necessità di rafforzare i rapporti con i paesi asiatici, in primis la Cina. L'economia più importate rimane quella Usa. Ma se le economie crescono, quelle emergenti asiatiche hanno una marcia in più.
Marco lo Conte
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29/08/2009