« La Cina è già il primo mercato»

Con la Cina che cresce a doppia cifra e si appresta a diventare il secondo mercato al mondo per i prodotti del lusso, in molti, nel mondo della moda e non solo, vorrebbero già trovarsi nel punto in cui è Paul&Shark, marchio di casualwear e sportswear di Masnago (Varese). Le esportazioni assorbono il 20% del fatturato (che nel 2010 raggiungerà i 150 milioni di euro) e la Cina è già il primo mercato, come spiega Andrea Dini, amministratore delegato e nipote del fondatore. «In Cina abbiamo già 65 negozi e continueremo ad aprirne, anche grazie a un partner molto forte – spiega –. Ma non trascuriamo l'altro grande gigante emergente, l'India. I due paesi sono per certi versi simili e per altri molto diversi: le potenzialità sono legate sia alla dimensione della popolazione, sia alla sua età media, ma l'India si sta sviluppando a ritmi diversi e ha ancora grossi problemi di infrastrutture. Comunque siamo già presenti a Nuova Delhi, Mumbai e Heiderabad e continueremo a espanderci, anche perché il nostro prodotto, un casualwear di altissima qualità, con il valore aggiunto del made in Italy, è perfetto sia per la giovane classe dirigente cinese sia per quella indiana. Ma crediamo molto pure nel Medio Oriente».
Investire sui giganti asiatici non significa trascurare i mercati maturi: Paul&Shark ha appena inaugurato un negozio in via Monte Napoleone 16, nel quadrilatero della moda milanese, interamente dedicato alle collezioni uomo. «Possiamo contare su 20 negozi monomarca di proprietà e oltre 200 in franchising. Per quelli a gestione diretta, abbiamo iniziato e continueremo un'operazione di restyling o ricollocazione, magari aumentando le metrature dove possibile. Come abbiamo appena fatto a Milano: il monomarca al numero 16 di Monte Napoleone si aggiunge a quello già presente al numero 1 della via, dedicato alla linea donna e quello al numero 15, dove si trovano le collezioni bimbo – spiega Andrea Dini –. Vogliamo dare ai clienti un messaggio chiaro, che l'azienda continua a investire per fornire un servizio migliore e un'esperienza di acquisto più soddisfacente». Lanciato negli anni 70, il marchio Paul&Shark all'inizio si concentrò sull'abbigliamento da uomo di ispirazione marina: il primo prodotto di grande successo fu un maglione per il mare immediatamente identificabile anche grazie ad un packaging particolarmente originale, il "can", un tubo metallico utilizzato in ambito velico come contenitore multiuso. Oggi offre un total look da uomo e da donna (anche se le collezioni maschili restano preponderanti, assorbendo il 70% del fatturato) ma non sono previste diversificazioni in prodotti che non appartengono al core business: «Non prevediamo di entrare nel settore dei profumi o degli orologi – precisa Andrea Dini –. Mentre continueremo a investire su internet. Non tanto per l'e-commerce, per il quale comunque ci stiamo attrezzando, ma per la comunicazione: è un filo diretto con i nostri clienti, che online possono iscriversi al "Paul&Shark Club". Poi, quando acquistano prodotti Paul &Shark accumulano miglia, che alla fine possono "riscuotere", come si far nei programmi per frequent flyer». La crescita dell' azienda è dovuta anche agli investimenti (circa il 5% del fatturato) fatti in ricerca: «Persino in anni difficili abbiamo continuato a proporre al mercato capi altamente tecnologici e innovativi, interamente prodotti in Italia grazie ad una struttura che comprende una tessitura interna alla nostra azienda, che occupa circa 450 dipendenti a Varese, e a una produzione in outsourcing concentrata nel Nord Italia. Perché abbiamo un nome inglese, ma quello che ci distingue davvero è l'etichetta made in Italy», conclude Dini.
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26/10/2010