"L'ECONOMIA CINESE OLTRE IL PIL: L'INARRESTABILE CRESCITA DEL DRAGONE E IL SUO TALLONE D'ACHILLE"

(di Alessandra Spalletta, Antonio Talia e Giulia Ziggiotti)
Rivista 5/9 della Fondazione Italianieuropei.
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"Bao ba", "difendiamo l'8", inteso come un 8% di crescita del PIL nazionale, anche mentre in tutto il mondo i venti della crisi continuano a soffiare potenti: l'incitamento lanciato dal Premier Wen Jiabao all'inizio dell'anno fissava l'obiettivo per il 2009. Missione compiuta? Secondo i dati pubblicati alla fine di ottobre dall'onnipresente Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino il risultato del terzo trimestre si attesta ad un +8.9%, (un netto miglioramento rispetto al "disastroso" +6.1% del periodo gennaio-marzo e al +7.9% di aprile-giugno) e i primi nove mesi dell'anno realizzano complessivamente un +7.7%. Il Dragone, sull'onda dell'imponente pacchetto di stimoli all'economia da 4mila miliardi di yuan (circa 400 miliardi di euro) varato dal governo nel novembre 2008, sembra quindi puntare spedito verso il traguardo che politici e analisti ritengono la soglia minima necessaria per evitare alti tassi di disoccupazione e garantire così la stabilità sociale nel paese.

"Se il governo ha deciso che per quest'anno l'obiettivo da raggiungere è una crescita dell'8%, allora ce la faremo di sicuro!" ha esclamato con un sorriso sornione un altissimo funzionario di lungo corso come Cheng Siwei, ex vicepresidente del Congresso Nazionale del Popolo e attualmente Dean della Graduate University of Chinese Academy of Sciences, ai margini di un forum di economisti organizzato a Liyang dalle autorità della provincia del Jiangsu in collaborazione con The European House-Ambrosetti. In effetti, la pubblicazione dei dati ufficiali è stata accompagnata da diverse perplessità. Sotto la lente d'ingrandimento ci sono ancora una volta le autonomie locali: delle 31 tra province, regioni autonome e municipalità che compongono la galassia amministrativa cinese, sono ben 18 quelle che nel terzo trimestre mostrano risultati superiori al +10%; una crescita sospetta, alla quale non si assisteva da quel 2004 in cui le statistiche locali superarono quelle nazionali di un eloquente 19.4%, spingendo il governo centrale ad avviare una serie di ispezioni a tappeto.

Ma, statistiche locali o meno, Pechino siede su un'immensa riserva di valuta estera quantificabile in più di 2mila 273miliardi di dollari, che ha permesso di attaccare la crisi col pacchetto di stimoli economici più aggressivo del mondo. Sollevare la domanda interna spingendo i cinesi a risparmiare di meno per sganciarsi dalla dipendenza dalle esportazioni; preservare il sistema bancario e lottare contro un incremento dei 'non performing loans'; impiegare al meglio gli stimoli all'economia per aggiornare il proprio modello di sviluppo: sono queste le sfide che la Cina deve affrontare adesso.