« Italia fra i primi partner»

Gerardo Pelosi
ROMA
Sembra un secolo fa. In realtà sono passati solo pochi anni da quando il primo governo Berlusconi vedeva nell'eccessivo dinamismo della Cina talmente tanti rischi per il sistema industriale europeo ed italiano da giustificare risposte difensive se non proprio protezionistiche. Dalle parole (e dagli apprezzamenti reciproci) scambiate ieri a Villa Madama, e poi nel forum con le imprese, tra il premier italiano Silvio Berlusconi e il presidente cinese, Hu Jintao, quelle paure non solo sembrano definitivamente superate ma c'è un nuovo clima che fa dire a Berlusconi: «Dobbiamo dare alla presenza delle nostre imprese nei mercati orientali il compito di tirarci fuori dalla crisi». E che trasforma Hu Jintao in un paladino del libero mercato che propone: «Italia e Cina devono lavorare insieme contro il protezionismo».
I dati, del resto, parlano da soli: oggi l'Italia è il quinto partner commerciale di Pechino con un interscambio di 38 miliardi di dollari. L'obiettivo che si è dato il premier italiano è di diventare, entro tre anni, tra i primi tre partner della Cina. Le premesse ci sono tutte se è vero che solo ieri sono stati firmati 38 accordi per un valore complessivo di quasi 2 miliardi di euro. Accordi che vedono la presenza di grandi realtà come Fiat, Mediobanca, Generali, Ansaldo Breda ma anche medie e piccole aziende. Una collaborazione anche in settori nuovi e che puntano sulla progressiva crescita della Cina (un Pil all'8% anche in quest'anno di crisi) come ricorda il viceministro per lo Sviluppo economico Adolfo Urso e che spaziano dal turismo alle biotecnologie, dalle energie rinnovabili alla logistica e ai trasporti. «Siamo a una svolta - dice Urso – la Cina è ormai una grande opportunità non un rischio». Ma la partnership strategica tra Roma e Pechino non è fatta solo di business e di lucrosi affari. C'è il riconoscimento reciproco del peso esercitato nella comunità internazionale e del ruolo che insieme i due Paesi possono svolgere. Così Berlusconi auspica che la Cina aiuti la presidenza italiana del G-8 a rilanciare i negoziati commerciali multilaterali del Doha round, sia attore importante anche per la soluzione positiva del dossier sui cambiamenti climatici e si trasformi in un protagonista stabile della governance mondiale nel G-14. Da parte sua Hu Jintao riconosce che l'Italia è, per la Cina, «un partner strategico globale» da quando, nel 2004, Berlusconi lanciò una nuova formula di partenariato. La globalizzazione, spiega Hu, rende più stretti i legami tra i Paesi del mondo. Per questo solo salvaguardando l'apertura dei mercati «si riesce quanto prima a realizzare la ripresa economica». Per questo Italia e Cina dovranno lavorare insieme «per opporsi al protezionismo salvaguardando l'apertura e l'imparzialità del sistema economico e commerciale globale».
Tuttavia sul futuro della crisi le visioni di Berlusconi e Hu divergono. Mentre il premier italiano ritiene che «il peggio sia passato e l'Italia sia messa meno male di altri Paesi» il presidente cinese è dell'avviso che «si è ancora nel mezzo della crisi». Per uscire dalla situazione attuale occorre, per Hu, rafforzare gli scambi commerciali. Con l'Italia l'obiettivo è di aumentare, sia pure in maniera equilibrata, l'interscambio a 40 miliardi di dollari e allargare gli scambi a infrastrutture, logistica, risparmio energetico e ambiente. Ma la visita di Hu Jintao, che segna anche i quaranta anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, offre a Berlusconi la possibilità di creare un feeling personale con il presidente cinese alla vigilia del G8. Il premier italiano si dice onorato di lavorare insieme al presidente del più grande Paese del mondo («a guardarlo vengono le vertigini, 32 volte la superficie dell'Italia»). Poi un misurato scambio di battute durante la colazione di lavoro con visione di un filmato sulle bellezze dell'Italia. «Siamo in ritardo all'appuntamento con gli imprenditori - fa notare Berlusconi - e io sono puntuale come un brianzolo». Traduzione, breve pausa e Hu risponde: «e io come un cinese». Berlusconi assicura che andrà in Cina per l'Expò di Shangai nel 2010 e invita i cinesi a tornare da noi perché «l'Italia è magica e che ci viene non può che restarne innamorato».
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07/07/2009