« In Cina parte la Terza fase»

Sara Cristaldi
Imprese italiane, attenzione: sul fronte del mercato cinese il ritardo rispetto ai concorrenti resta notevole, ma non tutto è perduto. La terza fase dello sviluppo del gigante asiatico, quella che punta sulla domanda interna e sul salto di qualità della produzione domestica, può essere per il made in Italy l'occasione a lungo attesa. Il perché lo spiega Beniamino Quintieri, nella sua qualità di commissario straordinario per l'Expo di Shanghai del 2010, a un mese dalla posa della prima pietra dell'avveniristico padiglione in vetro e cemento hi-tech che sarà il biglietto da visita dell'Italia all'Esposizione universale.
«Per l'Ocse la Cina ha sopravanzato gli Stati Uniti come indice di attrattività per la localizzazione della ricerca – sottolinea il professore, che da mesi va e viene dalla Repubblica popolare –. E di ricerca oltre la Grande Muraglia se ne farà sempre di più ad opera di un'industria domestica più robusta. Restano però le difficoltà nel passaggio alla trasformazione in prodotti adatti alla commercializzazione di massa». E qui c'è la freccia all'arco delle imprese italiane, maestre proprio nel percorso dell'innovazione: dall'idea all'elaborazione, alla traduzione in prodotto.
Anche per questo, in vista dell'Expo cinese è stato lanciato con il ministero della Pubblica amministrazione il concorso "L'Italia degli innovatori", uno scouting generalizzato delle eccellenze tecnologiche che restano nelle pieghe dell'innovazione di imprese, università, istituti di ricerca, parchi scientifici e tecnologici. I vincitori saranno ospitati nel padiglione di Shanghai.
Perché una gara?
Abbiamo privilegiato un approccio dal basso per far emergere realtà che sfuggono allo stesso ministero, piccole nicchie che devono essere debitamente valorizzate, come le nanotecnologie di Lecce e Padova. A parte poche grandi imprese, infatti, in Italia c'è una frammentazione della ricerca che fa il paio con la realtà produttiva del paese. Per il ministero ne deriverà un book aggiornato dell'innovazione.
E ci voleva un Expo?
La principale finalità di un'esposizione universale è proprio quella di far conoscere al mondo lo stato dell'innovazione sul tema che di volta in volta viene individuato. "Better city, Better life: una vita migliore nel futuro sviluppo delle città del pianeta" è stata la scelta di Shanghai. Così andiamo alla ricerca di innovazioni per le città, per i cittadini e per la qualità della vita.
Ma che possibilità hanno le imprese italiane su un mercato difficile e a crescita accelerata come quello cinese dove per di più i nostri concorrenti, a partire dai tedeschi, hanno da tempo capitalizzato posizioni?
Negli ultimi anni il modello cinese è molto cambiato: da labour intensive e dipendente dalle esportazioni, in pochi anni abbiamo assistito a una svolta sorprendente. Grazie a un massiccio arrivo delle multinazionali che lì sono andate a produrre, dal 2007 la Cina è divenuta il primo esportatore di prodotti hi-tech al mondo. Ma si tratta di un miraggio statistico perché la maggior parte del contenuto tecnologico dei prodotti assemblati in Cina è di provenienza estera: il 57% del commercio cinese è processing trade con molto contenuto da import. Oggi però si è chiusa la fase delle multinazionali e si è aperta quella dello sviluppo trainato dalla domanda interna aggregata. Grazie al maggior peso di consumi e investimenti interni, si aprono nuove opportunità per l'Italia e le sue imprese. Quale miglior palcoscenico dell'Expo 2010, vere e proprie Olimpiadi dell'economia e primo grande appuntamento globale dopo la grande crisi?
sara.cristaldi@ilsole24ore.com
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Per inviare i progetti entro il 31 agosto iscrivendosi nella sezione "Italia degli innovatori"

23/06/2009