« Il segreto è il partner giusto»

Enrico Isaia era il miglior sarto di Forcella, l'angolo più pittoresco di Napoli.
Non poteva immaginare, Enrico il sarto, che il bisnipote Gianluca avrebbe conquistato prima Milano e poi la Cina aprendo uno showroom nel centro elegante di Shanghai.
«Siamo rimasti in attesa per un bel po', con i nostri abiti di alta sartoria. Andare in Cina, oppure no? Abbiamo pesato e soppesato ogni possibile decisione. Poi abbiamo spiccato il volo», racconta l'imprenditore napoletano, 47 anni, sprofondato in un divano capitonnè dello showroom di via Verri, nel quadrilatero della moda, a Milano.
«Il format di Shanghai è identico al negozio milanese. E, a ruota, un altro sarà aperto a Pechino – tiene a precisare Isaia –. Il modello, insomma, ormai è definito. Bisognava renderlo esportabile, in maniera semplice e in linea con la nostra tradizione». Niente male, per il discendente del miglior sarto di Forcella.
Il quale ribatte: «I cinesi affluenti sono disposti a comprare questi capi di tradizione contemporanea, come amo definirli, però noi siamo prudenti e perfettamente consci dei rischi. Se sbagli una mossa, è finita».
«Abbiamo sondato a lungo il terreno, avevamo contatti nella zona di Ningbo, lì un produttore locale era molto interessato a collaborare con noi. In realtà la situazione non ci convinceva appieno, anche perché noi, a nostra volta, stavamo acquisendo un'identità più definita».
Così, l'azienda napoletana ha deciso di aspettare, di riflettere sul da farsi. Il gran salto, però, c'è stato, ma in un momento completamente differente da quello ipotizzato, in una congiuntura sicuramente non molto facile.
«Abbiamo trovato un partner locale, un giovane indonesiano di 35 anni, James Chen, di origini cinesi, che ha già creato un impero di negozi Nike in Cina e che negli Stati Uniti ha un marchio importante, St.John, che vanta almeno duecento negozi, ai quali ha deciso di affiancare nuovi marchi. Con noi, in franchising, aprirà una serie di altri negozi».
Perché Isaia ha scelto la formula, impegnativa, del franchising? «Perché in fondo era quella più adatta a noi in questo momento storico – dice l'imprenditore –. Soprattutto, però, abbiamo voluto assicurarci una partnership forte che fosse in linea con il nostro prodotto di alta qualità. Aprire un nuovo mercato per noi implica fedeltà al modello originario, con tutto quello che ciò comporta».
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13/04/2011