« Ha senso puntare su Danone»

Il vostro fondo ha un'esposizione del 75% sulle azioni e del 25% sulle commodity. Qual è la sua visione sulla parte azionaria del fondo?
Il Julius Baer Agriculture fund è strutturato secondo modalità uniche nel suo genere per offrire agli investitori l'opportunità di investire sia nei titoli azionari legati all'agricoltura, sia nelle materie prime agricole. Le idee portanti di questo approccio sono la diversificazione, in quanto storicamente i prezzi dei titoli azionari e delle materie prime sono poco correlati tra loro, e l'apprezzamento del capitale, poiché riteniamo che azioni e materie prime offrano analoghe potenzialità di rialzo. Le nostre analisi, relative sia alle materie prime sia ai titoli azionari, ci portano a individuare i range di prezzo delle commodity, che a loro volta influenzano la definizione dei range di prezzo e delle valutazioni delle azioni. Questo processo ci consente di individuare idee di investimento estremamente interessanti. Inoltre, nel caso di alcune commodity come bestiame bovino, cotone o cacao è difficile esprimere tali idee di investimento attraverso i titoli azionari, pertanto la capacità di investire nelle materie prime ci permette di allargare la gamma delle opportunità disponibili, contribuendo alla definizione di un migliore profilo rischio-rendimento. Il nostro è un approccio opportunistico e non vincolato, che ci consente di ottenere un'esposizione su tutta la catena di valore agricola, dai coltivatori ai produttori di sementi e fertilizzanti, dalle aziende che costruiscono macchine agricole ai fornitori di acqua e strumenti di irrigazione, fino ai produttori di alimentari, carni e bevande confezionati. Dall'inizio dell'anno la nostra allocazione azionaria ha oscillato tra l'80 e l'85%.
I terreni coltivabili e le altre risorse naturali iniziano a scarseggiare, e il divario tra la quantità prodotta dei beni agricoli e il loro fabbisogno aumenta rapidamente. Come possiamo colmare tale divario?
In una prospettiva di lungo termine, l'investimento nell'agricoltura globale è giustificato dal costante squilibrio tra domanda e offerta di prodotti agricoli. Il cibo è una necessità primaria per l'uomo, ma fin dai tempi antichi in ogni angolo del mondo viene prodotto e distribuito in modo diseguale. Negli ultimi 10 anni il consumo globale di quasi tutti i prodotti agricoli ha superato la produzione, causando un progressivo esaurimento delle scorte di grano e sementi. Se si aggiungono fattori quali l'aumento della popolazione mondiale, la maggiore crescita della domanda nei mercati emergenti e la minore disponibilità di terreni arabili e acqua dolce, appare evidente il crescente gap di produttività agricola tra i diversi paesi. Questo gap di produttività è l'elemento centrale del tema d'investimento: la combinazione tra crescita più sostenuta della domanda e limitazioni alla crescita dell'offerta richiederà maggiori investimenti per migliorare la produttività agricola mondiale, data la disponibilità di risorse limitate (terreni e acqua). Per risolvere il problema - e gettare le basi per i futuri investimenti nel mercato dei fattori produttivi agricoli, il cui valore è stimato a 300 miliardi di dollari - saranno necessari il miglioramento della genetica delle sementi, il consolidamento dei terreni agricoli, tassi di applicazione dei fertilizzanti più ottimali, macchinari sempre più efficienti, migliori sistemi di irrigazione e innovazioni biotecnologiche per la protezione dei raccolti.
ll fondo investe anche in aziende che operano nel settore delle commodity agricole. Come stanno performando?
Una caratteristica essenziale della nostra strategia di investimento consiste nella capacità di investire sull'intera catena di valore agricola in diversi punti del ciclo. Quando i prezzi delle materie prime sono elevati tendiamo ad aumentare l'esposizione verso i produttori e le commodity che svettano in cima alla catena di valore, limitando invece le posizioni nelle società la cui redditività risentirà dei prezzi elevati dei fattori produttivi. Per contro, quando i prezzi delle materie prime sono bassi cerchiamo i titoli di società che beneficiano del basso livello dei costi di produzione.
Dall'inizio dell'anno, i timori relativi al possibile rallentamento della Cina e il nervosismo causato dalla crisi del debito sovrano in Europa hanno messo sotto pressione i prezzi di tutti i settori legati alle materie prime, a eccezione dei metalli preziosi e del bestiame. La performance delle materie prime agricole è stata estremamente eterogenea fino a questo momento, passando dal -34% dello zucchero al +22% dei suini magri. Per noi, in particolare, la posizione nel bestiame si è rivelata la più vantaggiosa per l'anno in corso, in quanto negli Stati Uniti molte mandrie sono state decimate e la disponibilità di bestiame bovino e suino si è ridotta. Abbiamo inoltre un investimento opportunistico nel trasporto delle materie prime, dove quest'anno le tariffe hanno registrato una netta ripresa. Sul fronte dei cereali stiamo attualmente monitorando la siccità in Russia e le forti precipitazioni in Canada, che implicano maggiori rischi per le materie prime e potenziali aumenti di prezzo. Di conseguenza stiamo spostando la nostra esposizione verso queste materie prime e verso le società legate alle risorse.
Quali sono all'interno del comparto agricolo i sottosettori che in questo momento offrono più prospettive?
Nel segmento delle commodity stiamo seguendo da vicino gli sviluppi in atto in Cina. Al momento i prezzi delle materie prime sono più elevati rispetto ai prezzi mondiali. La Cina è già il maggiore importatore di soia e cotone, e presto questo primato potrebbe estendersi al granturco. Tali dinamiche indicano un orientamento al rialzo del prezzi delle commodity, ambito in cui la Cina riveste un ruolo di primo piano. Come già accennato, vediamo grandi potenzialità nell'area delle sementi e dei fertilizzanti, entrambi necessari per migliorare la produttività.
Insieme a un sovrappeso in Usa, in Europa siete sovraesposti in Norvegia paese assolutamente non agricolo ci spiega perché?
La nostra idea di investimento poggia su un approccio fondamentale bottom-up che prescinde dagli aspetti geografici. Inoltre, molte società oggi sono operatori globali sotto diversi punti di vista e la loro capacità di generare utili non dipende dalle attività svolte nel paese d'origine ma piuttosto dai mercati globali, e soprattutto dai mercati in via di sviluppo. In Norvegia abbiamo individuato interessanti opportunità nel settore della itticoltura, in particolare tra gli allevatori di salmone. L'offerta mondiale di salmone è diminuita nel tempo e noi stiamo sfruttando questa opportunità di investimento.
Quali sono i titoli che in questo momento preferite e perché?
La nostra maggiore partecipazione nell'area delle commodity riguarda il bestiame (bovini vivi, bovini da ingrasso e suini magri). Le popolazioni di suini stanno diminuendo, al pari di quelle di bovini, e questo fenomeno crea pressioni al rialzo sui prezzi della carne. Nel segmento Food & Beverage Danone e Kraft Foods figurano tra le nostre posizioni principali. Riteniamo che Danone offra il giusto mix di opportunità di crescita, in particolare negli ambiti della nutrizione infantile e della nutrizione medica. La Cina occupa già il primo posto nella nutrizione infantile, con una quota di mercato del 15% circa. Dopo un decennio di performance deludenti, Kraft è riuscita a creare una forte base di utili e riteniamo che la recente acquisizione di Cadbury possa rafforzare un portafoglio prodotti in via di miglioramento. Nell'ambito delle società che operano nel settore dei fertilizzanti abbiamo posizioni in Mosaic e Potash. Ci aspettiamo che la domanda di fertilizzanti continui il trend di ripresa nel corso del prossimo anno, con il conseguente miglioramento del potere di determinazione dei prezzi e della capacità di generare utili.
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Chi è

Esperto in analisi dei mercati azionari

Dirk D. Kubisch, responsabile dei product specialist del segmento azionario, ha al suo attivo oltre 11 anni di esperienza nella gestione patrimoniale, di cui 9 dedicati al settore azionario. Entrato in Swiss & Global asset management nel settembre 2005, in precedenza aveva lavorato in Germania presso la Weiler & Eberhardt Depotverwaltun, come responsabile della consulenza d'investimento e della ricerca per il mercato azionario, nonché responsabile della consulenza/gestione di un fondo azionario con un patrimonio medio gestito di 300 milioni. Swiss & Global Asset Management è una delle principali realtà di pura gestione patrimoniale in Svizzera e nel mondo, con un patrimonio in gestione di 77.9 miliardi di franchi svizzeri, e un organico di oltre 250 persone a fine marzo 2010. Nato da Julius Baer Asset Management nell'ottobre 2009, Swiss & Global è il gestore esclusivo dei fondi Julius Baer e fa parte della Gam Holding, quotata alla Six Swiss Exchange.

07/08/2010