"GOVERNI LOCALI INDEBITATI PER 10MILA MLD DI YUAN"

"GOVERNI LOCALI INDEBITATI PER 10MILA MLD DI YUAN"

Pechino, 27 giu.- Se ne parla da anni, tra voci, mezze ammissioni, previsioni e ipotesi, ma finora non c'era stata alcuna pronuncia ufficiale del governo. Finalmente, nella mattinata di oggi l'Ufficio Nazionale Revisori dei Conti di Pechino ha pubblicato sul suo sito un rapporto nel quale si traccia un bilancio della situazione debitoria dei governi locali: secondo il dossier - frutto di un lavoro di revisione durato più di un anno - alla fine del 2010 province, municipalità e altre amministrazioni locali cinesi erano indebitate per un totale di 10.700 miliardi di yuan, una cifra pari a 1060 miliardi di dollari, o 1160 miliardi di euro.

 

Da tempo il governo centrale di Pechino aveva intensificato la sorveglianza sulle L.I.C. (Local Investment Companies), piattaforme finanziarie controllate dai governi locali per rastrellare fondi e finanziamenti impiegati nella costruzione di strade, aeroporti e altre infrastrutture, ma anche utilizzati per semplici progetti immobiliari. Il timore, neanche troppo nascosto, è che i prestiti accumulati da queste agenzie semipubbliche nate per aggirare i divieti che gravano sui governi locali (norme che impediscono loro di ottenere finanziamenti ed emettere bond oltre certi limiti) abbiano finito per riempire le casse delle banche di crediti in sofferenza, difficilmente recuperabili.

 

L'indagine mostra che alla fine dell'anno scorso le L.I.C. create in Cina erano più di 6500. "Il management di alcune delle piattaforme finanziarie dei governi locali è irregolare, e la loro profittabilità e la loro capacità di ripagare i debiti è da considerarsi scarsa- ha dichiarato il direttore generale dei revisori dei conti Liu Jiayi secondo quanto riporta la trascrizione del suo discorso-, alcuni governi locali hanno offerto garanzie non adatte oppure hanno direttamente emesso dei bond, mentre altri fanno eccessivo affidamento sulla terra per onorare i crediti ottenuti".

 

Secondo i dati raccolti dai revisori dei conti del governo centrale, ben 148 L.I.C. hanno già accumulato più di 8 miliardi di yuan di debito complessivo (pari a  872 milioni di euro), mentre più del 5% di queste agenzie hanno impiegato nuovi prestiti per ripagare vecchi debiti. Il rapporto mostra inoltre che i governi di 12 province, 307 città e 1131 cittadine si sono impegnate a utilizzare come unica fonte per ripianare i debiti contratti con le banche i profitti ricavati dalla vendita dei terreni, che in Cina sono di proprietà dello stato: la cifra complessiva di questa voce ammonta a 2550 miliardi di yuan (pari a 278 miliardi di euro). Più di 35 miliardi di yuan (3.8 miliardi di euro) inoltre, sarebbero stati investiti nel mercato azionario, in quello immobiliare o in progetti non autorizzati.

 

"Suggeriamo che il governo autorizzi i governi provinciali e alcune municipalità a piazzare sul mercato una somma appropriata di debito- ha detto ancora Liu nel suo discorso-, un piano che dovrebbe prima ottenere l'approvazione del Consiglio di Stato".

 

I primi allarmi sull'enorme quantità di debiti accumulati dalle L.I.C. con le banche si erano diffusi già lo scorso anno: un rapporto della China Banking Regulatory Commission pubblicato dal settimanale Caixin a luglio riportava una cifra differente e sosteneva che fino ad allora le Local Investment Companies avessero ottenuto prestiti per 7660 miliardi di yuan (835 miliardi di euro, al cambio attuale), dei quali il 23% andrebbe ormai classificato come credito in sofferenza e il 50% avrebbe un esito "incerto".  Secondo una stima indipendente del gruppo di ricercatori della Northwestern University of Illinois sotto la guida del professor Victor Shih, i prestiti concessi alle LIC ammonterebbero invece a più di 11mila miliardi di yuan (quasi 1200 miliardi di euro).

 

Da tempo la Banca centrale cinese emette comunicati e regolamenti per impedire agli istituti di credito di incrementare ulteriormente il credito accordato alle amministrazioni locali. Oggi, con la comunicazione delle statistiche ufficiali, il governo centrale di Pechino ha preso definitivamente posizione su una situazione che rischia di mettere a repentaglio la salute delle principali banche cinesi.

 

di Antonio Talia

 

 

 

 

 

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