« Facciamo qualità, non lusso»

Il gruppo Morellato è presieduto dal visionario Massimo Carraro e nel giugno 2008 sono entrati a far parte del consiglio di amministrazione dell'azienda Concetta Lanciaux, nota per i successi ottenuti all'interno di Lvmh, e Matteo Marzotto, ex presidente di Valentino. Il gruppo padovano originariamente produceva cinturini e astucci per la gioielleria, attività che porta avanti tutt'oggi assieme alla gestione dei marchi di proprietà Morellato, Sector, Philip Watch, e Chronostar oltre alle licenze di John Galliano, Roberto Cavalli, PZero e Miss Sixty. È del 2007 l'acquisizione di Diffusione italiana preziosi, la più grande catena europea nel settore orologeria-gioielleria a marchio Bluespirit, che ha irrobustito Morellato di una forte componente retail internazionale, con 300 punti vendita in 10 paesi. La realtà estera di Morellato realizza il 38% del giro d'affari globale, contando sulle filiali dirette in Usa, Germania, Francia, Spagna, Svizzera e Hong Kong, oltre alle joint venture in Cina ed India. Il presidente, che conta su 12 società operative e circa 1100 collaboratori, ha archiviato il 2009 con un fatturato di 180 milioni di euro: «Il trend è positivo nel settore degli orologi, l'annus horribilis era il 2009 - dice Massimo Carraro -. Ora vedo una ripresa del consumo sul prodotto di qualità. Non mi stupisco dato che la crisi ci ha fatto riscoprire il prodotto timeless, l'orologio che quindi riesce a esprimere contenuti tecnici e tecnologici. Tant'è che Sector e Philip Watch sono in crescita, più lenta invece è la ripresa per gli orologi legati al mondo della moda che abbiamo in licenza».
Come ha superato il primo semestre 2010?
Il gruppo Morellato è cresciuto del 7% e contiamo di poter chiudere il 2010 con un trend leggermente superiore, intorno al 9 per cento. Devo dire che la crescita è data in larga misura dall'estero, considerando che i mercati più sofferenti sono sempre l'Italia, la Grecia, la Francia, la Spagna: il sud Europa in sostanza.
I mercati promettenti invece quali sono?
Non ho dubbi sulla Cina e Hong Kong, in più noi stiamo registrando delle performance interessanti in Germania e Brasile. A essere sincero mi sembra riduttivo pensare solo al Far East per la crescita del gruppo, tanto più che la ripresa ha distribuito a macchia di leopardo le risorse. Per esempio il Sud America ci sta dando ottime soddisfazioni.
Lei parla spesso di lusso contemporaneo.
Cerco di interpretare continuità e evoluzione. Mi piace citare l'illustre collega di Hermès che una volta ha detto «noi facciamo qualità, non lusso» perchè è esattamente quello che intendo mettendo sempre al primo posto il "value for price".
Il consumatore post crisi è più attento ai valori, è rimasto poco del lusso inteso come show-off. Tengo al valore materiale e tecnico dei nostri orologi, ai pellami dei cinturini, e posso dire che i consumi ci premiano. Lusso è qualità, essere solamente costosi non ci interessa, è un'accezione superata.
Come ci si difende dalla crisi?
Con la capacità di esprimerci attraverso marchi che durano nel tempo. Non abbiamo meteore nel nostro portafoglio: 1930 è la nostra data di nascita. Personalmente vedo la crisi come un salutare cambiamento. Senza contare che viaggiando spesso mi sono reso conto che la crisi, come la intendiamo noi italiani, è un fenomeno quasi esclusivamente sud europeo. In Russia o in Cina non si parla di crisi, si parla di cambiamento e questo è già un passo importante per uscirne. Mi sento di dire che bisogna smettere di pubblicizzarla, perchè rischiamo di rimanere a parlarne solo noi italiani. Questo non significa eludere i problemi, ma affrontarli positivamente.
Quale progetto la entusiasma in questo momento?
Probabilmente Sector, che dopo una fase di appannamento del marchio è tornato ad essere brand leader nell'orologio maschile. Il "No Limits" è legato alla sfida che tutti noi affrontiamo ogni giorno ed è attorno a questo che sviluppiamo la robustezza dei nostri prodotti. A primavera 2011 lanceremo qualcosa di molto innovativo, una serie che si ricarica con la luce solare, tecnologicamente avanzata. Teniamo anche conto del fatto che siamo tra le poche aziende ad aver aumentato gli investimenti in comunicazione, anziché tagliarli.
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07/12/2010