"EXPORT GIU' NEL 2011" MA NON SI PLACA L'IRA DEGLI USA

Roma, 23 dic.- Nel 2011 le 'Stelle' saranno favorevoli agli equilibri commerciali. Secondo quanto riferito da Hu Jiangguo, direttore del Chinese Academy of International Trade and Economic Cooperation, il prossimo anno si assisterà a un calo delle esportazioni il cui tasso di crescita scenderà da circa il 30% (registrato quest'anno) al 10%. Un trend che riflette la volontà del governo cinese - più volte ribadita dal ministro del Commercio Chen Deming - di riassorbire progressivamente il surplus commerciale attraverso l'aumento delle importazioni. "La Cina presterà molta attenzione all'incremento dell'import al fine di garantire un parziale riassorbimento del surplus commerciale, stabilizzare la bilancia commerciale e aumentare la quota di mercato dell'export cinese" ha dichiarato Chen Deming nel corso dei colloqui commerciali annuali in corso a Pechino fino a venerdì.

 

Il surplus commerciale della Cina si è indubbiamente ridotto durante la crisi finanziaria globale. Da gennaio a novembre, fa sapere l'Amministrazione Doganale cinese, l'interscambio commerciale della Cina con il resto del mondo è aumentato del 36% anno su anno fino a raggiungere i 2,68 trilioni di dollari, ma l'avanzo della bilancia commerciale è sceso del 3,9% (170 miliardi di dollari). Alla fine dell'anno, secondo le stime, l'interscambio dovrebbe toccare quota 2,9 trilioni di dollari, mentre il surplus dovrebbe attestarsi attorno ai 190 miliardi, ha spiegato Chen, che ha aggiunto: "Non è facile mantenere la bilancia commerciale agli stessi livelli del 2009 poiché il volume del commercio estero nel frattempo ha raggiunto proporzioni maggiori".

 

Dopo il nuovo surplus da record per il Dragone, che nel mese di ottobre ha conseguito il secondo risultato più forte del 2010 crescendo del 34% (questo articolo) le dichiarazioni di Hu Jiangguo basteranno ad allentare le pressioni degli
 USA sull'apprezzamento dello yuan (questo articolo)?

Lo squilibrio nella bilancia commerciale e nei tassi di cambio è stato negli ultimi mesi il casus belli tra Pechino,Washington e Bruxelles. In particolare, l'Ue e gli USA hanno più volte accusato la Cina di mantenere artificialmente basso il valore dello yuan al fine di immettere sul mercato beni a basso costo spiazzando così la concorrenza (questo articolo).

 

Intanto le due potenze occidentali sono corse ai ripari attuando una serie di restrizioni sulle esportazioni di prodotti high tech dirette in Cina o imponendo dazi doganali su beni cinesi: limitazioni, queste, che citano in giudizio il Wto. Ed è proprio l'Organizzazione mondiale del commercio ad aver messo fine nelle ultime settimane a due dispute sui dazi doganali in corso tra Pechino e Usa e Pechino e Ue (questo articolo). E mentre dalla controversia con Bruxelles il Dragone è uscito vincitore -  il WTO ha definito illegali i dazi quinquennali pari a 575 milioni di euro imposti dall'Ue sull'importazione di prodotti in ferro o acciaio Made in China -, diverso è stato il verdetto della disputa con gli Stati Uniti. "Riteniamo che con l'imposizione delle misure protezionistiche adottate il 29 settembre 2009 sulle importazioni di pneumatici cinesi, gli Usa non abbiano trasgredito i loro obblighi" così l'Organizzazione ha respinto il ricorso presentato da Pechino.

 

 

Ma per Pechino il capitolo non è ancora chiuso; una nuova polemica è in arrivo dagli USA che accusano la Cina di sovvenzionare unilateralmente  - e in violazione delle regole del Wto  - l'industria cinese dell'eolico creando una concorrenza sleale a danno dei produttori statunitensi che puntano al mercato cinese. La polemica - sorta in seguito ai reclami del sindacato United Steelworkers - riguarda le sovvenzioni concesse da Pechino nel 2008 - che rientrano nell'ambito di un fondo speciale pensato a sostegno dell'industria eolica – hanno penalizzato le aziende americane che cercano di penetrare il mercato cinese, fanno sapere da Washington. "Gli 'import substitution subsidies' – una forma di sussidi di stato - sono particolarmente dannosi e finiscono per distorcere le regole del mercato - ha dichiarato il rappresentante per il Commercio statunitense Ron Kirk - e per questo motivo sono proibite dal WTO".

 

Mentre Ginevra apre un nuovo fascicolo nelle controversie Cina-Usa, la reazione di Pechino alle accuse americane non è fatta attendere: "Le misure adottate dalla Cina nel campo dello sviluppo dell'energia eolica sono conformi alle regolamentazioni del WTO" – ha dichiarato un funzionario del Dipartimento del Commercio e dei Trattati cinese in un comunicato ufficiale diffuso da Xinhua (Agenzia Nuova Cina) – "esse sono vantaggiose per il risparmio energetico, la riduzione delle emissioni, la salvaguardia dell'ambiente e rientrano in una chiara strategia di sviluppo sostenibile". Il funzionario ha dichiarato che la Cina non si tira indietro e si impegnerà per una risoluzione rapida delle controversie.

 

di Sonia Montrella

 

 

 

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