"ECCO LE INSIDIE DEL MODELLO CINESE"

Roma, 25 mar. – Il modello di sviluppo economico cinese rischia di fossilizzarsi: è questo l'allarme lanciato da Yang Shengming – Economista della Chinese Academy of Social Sciences e docente dell'Associazione cinese di Studi sulla Legge dell'Economia - nel corso della conferenza dal tema "La Cina e le relazioni economiche e monetarie con il resto del mondo" organizzata da Unicredit . Nel corso della conferenza, cui hanno preso parte anche Paolo Savona e la docente della CASS Luo Hongbo , è stata offerta un'analisi approfondita di quella che è l'attuale situazione economica cinese, in considerazione non solo degli ormai più che evidenti successi ma anche dal punto di vista degli ostacoli, presenti e futuri, che, a lungo termine,  potrebbero minare l'ascesa del dragone. Nello specifico sono state analizzate le tendenze dell'economia cinese e l'andamento dei rapporti economici e finanziari tra Cina e il resto del mondo all'indomani della crisi economica ed è emerso che agli ormai più che evidenti successi si affiancano problemi congiunturali.
Secondo Yang Shengming il ritmo sostenuto di crescita dell'economia cinese è derivato principalmente dalle grandi immissioni di forza lavoro, capitali, fonti energetiche e risorse. Questo modello è destinato però a stabilizzarsi, se non addirittura a fossilizzarsi.
Un'altra lacuna del sistema economico cinese è poi rappresentata dalla struttura di ripartizione e di utilizzo del PIL che, attualmente, appare – secondo la definizione data da Yang – "deformata". In Cina esiste infatti un netto squilibrio tra la domanda interna e quella estera: la prima dal 2000 al 2008 ha subito una diminuzione del 13%; la seconda un incremento dell' 8,2%. I dati lasciano trasparire la scarsa attenzione riservata ai consumi interni, consumi che, considerando il boom dell'urbanizzazione in atto nella terra del dragone, potrebbero invece rappresentare la prossima vera sfida dell'economia cinese. 
E non è roseo nemmeno lo scenario finanziario cinese: l'eccessiva liquidità messa in circolazione lo scorso anno dalle banche per far fronte alla crisi economica ha temporaneamente tamponato i prezzi che successivamente hanno registrato un inevitabile rialzo, giunto al + 1, 5% a gennaio di questo anno.