« Così si mette a rischio la ripresa»

ROMA
«Abbiamo notato con disappunto che i membri dell'Opec non sono stati in grado di mettersi d'accordo sulla necessità di mettere più petrolio a disposizione del mercato». La delusione dell'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) per il vertice Opec, che non ha accolto i suoi pressanti appelli a intervenire, è stata affidata ieri sera a un comunicato. L'organismo dell'Ocse si consola con la speranza di ulteriori aumenti ufficiosi della produzione: «Naturalmente quello che conta davvero è l'offerta reale, che dovrebbe muoversi in linea con l'aumento stagionale della domanda, e chiediamo ai produttori chiave di agire di conseguenza». Ma il nulla di fatto è per l'Aie uno smacco.
Nelle stesse ore in cui i ministri dell'Opec discutevano, il capo-economista dell'Aie, Fatih Birol – ospite dell'Eni a Roma per la presentazione italiana del World Energy Outlook – confidava di aspettarsi un «atto di responsabilità», per evitare che il caro-petrolio comprometta la ripresa mondiale.
Vi aspettate che l'Opec risponda ai vostri appelli?
Spero proprio di sì. I prezzi del petrolio sono già in zona pericolo: c'è il rischio che danneggino la ripresa. Mi auguro che i ministri dell'Opec siano in grado di interpretare questa difficile situazione e reagiscano aggiustando le loro politiche produttive. Negli ultimi giorni abbiamo visto ulteriori segnali poco incoraggianti per l'economia globale, legati proprio al prezzo alto del petrolio. Negli Stati Uniti la crescita nel primo trimestre è risultata molto più debole di quanto ci si aspettasse. Anche i dati sull'occupazione sono deludenti. Se guardiamo ad altri Paesi, come la Cina, vediamo che ci sono forti tensioni inflazionistiche, in buona parte originate proprio dal caro petrolio. In Europa non abbiamo ancora avvertito gli stessi effetti, perché la maggiore potenza economica, la Germania, sta godendo di una forte crescita. Ma questa è legata principalmente all'export verso la Cina e se la Cina avrà difficoltà allora ci saranno problemi per tutti.
Negli ultimi bollettini dell'Aie affermavate però che ci sono segnali di distruzione della domanda petrolifera, in reazione ai prezzi alti. Quello che chiedete all'Opec è dunque un segnale politico? Forse non c'è bisogno di più greggio.
Al contrario. Se guardiamo ai prossimi due trimestri dell'anno, ci sono almeno tre ragioni per cui sono convinto che la domanda di petrolio tornerà in tensione. Una è che le raffinerie torneranno in attività dopo il periodo delle manutenzioni e richiederanno almeno 3 milioni di barili al giorno di greggio in più. La seconda ragione è la grave siccità in Cina, che ha privato di acqua le centrali idroelettriche, spingendo ricorrere ai generatori a diesel. Infine, in molti Paesi sta iniziando la stagione dei viaggi, che accresce i consumi di carburanti. Spero proprio che a Vienna aumentino la produzione a un livello che riesca a soddisfare la richiesta del mercato.
Qual è questo livello?
Considerate le condizioni del mercato e la fase di ripresa economica in cui siamo, direi che più è alto meglio è.
Potrebbe quindi non bastare allineare le quote ufficiali alla produzione corrente.
Vorrei vedere un rialzo di produzione tale da costituire un reale incremento dei volumi disponibili sul mercato e che sia sufficiente a raffreddare i prezzi del greggio che non riflettono tanto le attuali condizioni della domanda e dell'offerta, quanto le aspettative su come saranno nei prossimi mesi
Un rialzo di meno di 1,5 milioni di barili al giorno la deluderebbe quindi?
Mi piacerebbe che leggessero bene i segnali sul mercato, specie quelli che ci mostrano in prospettiva una forte crescita della domanda.
Nell'Opec ci sono tensioni crescenti, acutizzate dalla questione libica. Pensa che il Cartello ne risulti indebolito?
Non voglio speculare sulle questioni interne all'Opec, ma posso dirle che negli ultimi due anni è riuscita molto bene a mantenere la disciplina tra i Paesi membri. Spero che tutti si comportino in modo responsabile e che gli sforzi di ripresa economica non vengano deragliati. Del resto, non sono solo i Paesi consumatori di greggio che soffrono quando l'economia attraversa momenti difficili.
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DA VIENNA A PARIGI

Un ex dell'Opec
Fatih Birol (nella foto), nato ad Ankara nel 1958, è capo economista dell'Agenzia internazionale per l'energia (Aie). È entrato nell'organizzazione parigina nel 1995. In precedenza, aveva lavorato per sei anni nel segretariato dell'Opec a Vienna

L'Aie
L'Agenzia internazionale per l'energia è un'0rganizzazione autonoma istituita nella struttura dell'Ocse nel 1974, dopo lo shock petrolifero del 1973
L'organizzazione, oltre ad analizzare il settore dell'energia e a fornire informazioni e statistiche, elaborare linee strategiche per la sicurezza energetica, lo sviluppo economico e protezione dell'ambiente

09/06/2011