###Cina: Myanmar tenta di uscire dal soffocante abbraccio di Pechino - TACCUINO DA SHANGHAI


di Alberto Forchielli*

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 26 mar - Quando lo
scorso settembre il governo birmano sospese i lavori della
diga di Myitsone, progettata e costruita dalla Cina, le
analisi si concentrarono su valutazioni locali, specifiche,
importanti ma non in grado di diluire l'intensita' del
rapporto tra la Cina e Myanmar (nome corrente dato dalla
giunta militare alla vecchia Birmania). Pechino era e rimane
infatti il protettore politico piu' importante di Naypyidaw
(la nuova capitale, che ha sostituito la storica Rangoon,
ora Yangon). Con 55 milioni di abitanti, una posizione
strategica, una lunga storia intellettuale e dotazioni
naturali immense, attira l'appetito di molti paesi.
Nonostante sia ai margini della comunita' internazionale,
Myanmar e' troppo importante per essere dimenticata.
L'amicizia con la Cina rimane tuttavia la salvaguardia piu'
efficace contro le sanzioni imposte dall'Occidente. La
sospensione dei lavori appariva dunque un fatto di cronaca,
incapace di alterare equilibri di potere e di interessi.
Invece, a distanza di sei mesi il paese riesce a resistere
alle insistenze di Pechino per ricominciare i lavori. La
posta in palio e' molto importante: la costruzione, del
valore di 3,6 miliardi di dollari, e' tra piu' possenti
nell'Asia del sud-est. Ne sono coinvolte direttamente la
China Power e la China Southern Power Grid, societa' statali
diretta espressione di Pechino. La Cina si era impegnata con
la consueta fornitura di capitali, tecnologia, manodopera.
Il progetto e' infatti vitale per fornire energia elettrica
alle sue province meridionali. Le sue pressioni per
riottenere l'apertura dei cantieri "al piu' presto possibile"
sono state nuovamente disattese. E' una spia che il clima
politico sta probabilmente avendo un'accelerazione
imprevista verso nuovi scenari. Naypyidaw infatti ha
lentamente intrapreso un percorso di apertura e riforme che
potrebbe affrancarla, almeno nel medio periodo, dalla tutela
cinese. Sospendere i lavori della diga fino al 2015 sembra
un segnale che Myanmar vuole lanciare al mondo occidentale
per uscire dall'isolamento e garantire una soluzione
politica che la proietti nella globalizzazione. Dopo oltre
50 anni di silenzio, il governo Usa ha raccolto il segnale
di Naypydaw con il viaggio del Segretario di Stato Hillary
Clinton. Il nuovo presidente, proveniente anch'egli
dall'esercito, ha introdotto una nuova costituzione,
legalizzato i sindacati, dato respiro alla stampa. Ha
trovato credito e una sponda prestigiosa in Aung San Suu
Kyi. La figlia dell'eroe dell'indipendenza, premio Nobel per
la Pace, e' stata liberata dagli arresti domiciliari ed ha
accettato di presentarsi ad elezioni che si terranno il
prossimo 1 aprile. In una situazione di reciproca, guardinga
ma crescente fiducia, il paese sta compiendo piccoli passi
per convincere le cancellerie occidentali della genuinita'
dell'esperimento. Sono in trattativa non soltanto gli ideali
democratici ma anche cospicui finanziamenti multilaterali,
soprattutto dal Fondo Monetario Internazionale, che
darebbero ossigeno ad un'economia asfittica e resa marginale
dall'inazione dei passati governi. Contemporaneamente non e'
diminuito il peso della cooperazione con la Cina ed il
prezzo da pagare per assicurarla. La diga di Myitsone blocca
l'Irrawaddy, il fiume simbolo del paese, ma trasportera' il
90% dell'energia idroelettrica generata oltre il confine,
nella provincia cinese dello Yunan. L'inquinamento
ambientale causato dai lavori, la requisizione delle terre,
lo spostamento dei villaggi, hanno accresciuto il
risentimento della popolazione nelle zone interessate.
Incoraggiata dal sostegno internazionale che sta lentamente
acquisendo, Myanmar tenta di uscire dal soffocante abbraccio
cinese, persuasa che poter giocare su piu' tavoli possa
garantire un futuro meno dipendente. La Cina potrebbe
iniziare a comprendere che una politica di alleanze richiede
duttilita' e non soltanto posizioni di forza. Dall'Africa e
dall'Asia meridionale, che aveva immaginato essere sue sfere
di influenza, arrivano segnali contrastanti, un messaggio
inequivocabile che vanno ripensati, affinandoli, sia metodi
che strategie nella cooperazione internazionale. Essere
ricchi e potenti non basta per essere leader se non si
riesce a suscitare affetto e simpatia.

* presidente di Osservatorio Asia

(RADIOCOR) 26-03-12 18:52:57 (0346)news,ASIA 5 NNNN