###Cina: lo scandalo del latte non ferma l'emergenza alimentare - TACCUINO DA SHANGHAI


di Alberto Forchielli *

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 18 lug - Dopo lo
scandalo della melanina nel latte nel 2008, Pechino ha
adottato misure molto severe. Il ricordo dei 300mila bambini
intossicati e delle 6 morti ha fatto innalzare il livello di
guardia. Molte aziende casearie sono state chiuse e sono
aumentati i controlli. L'epidemia aveva infatti svelato un
aspetto che colpiva al cuore la societa' cinese. Non si
trattava soltanto di un caso di criminalita', quanto di un
colpo diretto a una delle architravi della societa' cinese,
cioe' l'alimentazione. Probabilmente piu' di ogni altro paese,
l'importanza del cibo e' avvertita in Cina come la base sulla
quale costruire la collettivita' e le sue regole. E' il
retaggio di un'economia contadina basata sulla tradizione.
L'intervento di Pechino e' stato dunque dettato anche per
evitare la protesta. Quasi la meta' degli impianti per il
latte e i derivati sono stati chiusi. Seppure ben ispirato,
ha tuttavia svelato un baratro di incompetenza,
arretratezza, corruzione. Gli ultimi casi segnalati,
talvolta senza censure, lo confermano. Sono materialmente
esplosi dei meloni nella provincia del Jangsu per l'uso di
fertilizzanti chimici; sono state scoperte produzioni di
soia ottenuta dall'ebollizione di capelli; addirittura le
uova, pur nella sicurezza del loro guscio, sono state
contraffatte con l'aggiunta di muffe organiche. In
moltissimi casi, la carne di maiale e' risultata trattata con
additivi, coloranti, sapori - tutti illegali - per rendere
piu' attraente l'acquisto e prolungare la validita' del
prodotto sugli scaffali. L'origine dei problemi e' nella
lavorazione degli animali. Infatti, soltanto la meta' delle
macellazioni e' sottoposta a controllo; il resto ha luogo nei
villaggi, nei cortili e negli allevamenti privati. La
popolazione e' disorientata. L'attenzione verso
l'etichettatura dei cibi e' cresciuta, cosi' come il consumo
di prodotti organici, o confezionati in modo da ispirare
fiducia. La tradizionale riluttanza verso i prodotti
surgelati - dovuta alla preferenza per i prodotti freschi -
sta sbiadendo perche' anche nei mercati e' presente
l'adulterazione dei cibi. Si tratta di una piaga legata alla
nascita dell'industria di trasformazione alimentare. Sono
presenti in Cina 500.000 aziende ma poche soddisfano gli
standard igienici. Soprattutto le piu' piccole violano o
semplicemente non conoscono le norme. Secondo i dati
ufficiali l'80% delle aziende impiega meno di 10 persone,
cosi' un facile sintesi delle condizioni di lavoro. I
controlli sono inoltre carenti, disorganizzati e spesso
soggetti a complicita'. La contaminazione esterna e' un
problema aggiuntivo. Il settore delle batterie e' in aumento
vertiginoso, con 2.000 aziende di produzione e 1.000 di
ricondizionamento. Gli scarti di piombo, sono con frequenza
trovati nei cibi e nel sangue di chi vive in prossimita'
degli scarichi. Il governo e' consapevole che non si tratta
di crisi di crescita, come e' appurato sia successo per altri
settori. Per decenni la Cina ha sacrificato l'ambiente e le
risorse a favore di un aumento indiscriminato della
ricchezza. L'aumento del Pil era la terapia per ogni
disturbo, le ferite alla natura un effetto collaterale sulla
via dello sviluppo. Ora la Cina si rende conto che uno dei
suoi bastioni e' in pericolo, che la solidita' della societa'
non e' sempre garantita. Il Governo corre ai ripari, nel
timore di avere concesso troppo a pochi produttori
spregiudicati a danno dell'intera popolazione.

* presidente Osservatorio Asia

(RADIOCOR) 18-07-11 17:05:35 (0248)news,ASIA 5 NNNN