###Cina: la sfida del Private equity, cruciali i prossimi 12 mesi-FOCUS


di Alberto Forchielli* e Lorenzo Peracchione**

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 lug - Sono in
molti, nel campo del Private Equity, a considerare la Cina
come un mercato strategico. Data la crescente complessita' e
mutevolezza dei flussi di capitale e delle dinamiche di
competizione, e' fondamentale adeguare le strategie con
rapidita' fulminea e i prossimi mesi si profilano decisivi
per le societa' del comparto. Le potenziali calamita' che
incombono sul mercato del PE cinese si profilano numerose,
ma fortunatamente, molte di esse sono prevedibili e, in
quanto tali, arginabili per gli operatori piu' lungimiranti.
I multipli p/e regalati dai mercati azionari cinesi negli
anni passati difficilmente ritorneranno a breve. La crociata
indetta dal governo cinese contro l'inflazione galoppante
non terminera' presto. Investimenti oculati ed un timing
intelligente nella fase di uscita da parte dei PE meglio
gestiti porteranno, in ultimo, a rendimenti soddisfacenti,
attraverso trade sales o buy-backs, anche in assenza di
mercati azionari benevoli. Con titoli di borsa in discesa e
il governo cinese pronto a debellare l'inflazione, un
approccio cauto agli investimenti caratterizzera' i veterani
del PE, mentre la voracita' di molti nuovi arrivi si
protrarra' nei mesi, tanto che, molti tra questi ultimi, non
vedranno la fine del 2012. I prossimi 12 mesi saranno
cruciali per il destino della professione in Cina. Per i
fondi di PE desiderosi di rimanere in Cina per i prossimi 10
anni, questo e' il momento di mantenere freddezza
nell'investire. Intanto, con tassi di riferimento che si
attestano a 6,56% a luglio 2011 e con l'imposizione di
maggiori riserve da parte del Governo, le banche hanno
cessato di finanziare l'espansione delle PMI, costrette a
ricorrere ai fornitori di credito non ufficiali a tassi
d'interesse esorbitanti (20-25%). Il crescente costo del
debito e la sempre minore disponibilita' di denaro da parte
delle banche ha rapidamente incrementato l'attrattivita' dei
fondi di PE. I due intermediari finanziari sono tuttavia
percepiti come sostituti, non come fonti di finanziamento
complementari che, se affiancate, possono condurre a deal
piu' solidi e ridurre i rischi per PMI e investitori allo
stesso tempo. Un'abrogazione del divieto per i fondi di PE
di servirsi della leva finanziaria nello strutturare i
veicoli utilizzati per effettuare le transazioni potranno
contribuire a migliorare la situazione. Al tasso di
progresso attuale, sia a livello legislativo che di pratiche
di mercato, e' probabile che in meno di un decennio una
maggiore complementarita' diventi realta'. Nel momento in cui
PE e PMI riusciranno a portare banche e altre istituzioni
creditizie dalla loro parte, si assistera' all'inizio di
un'era che permettera' alle imprese piu' meritevoli di
realizzare il proprio potenziale di crescita.
* Managing Partner, Mandarin Capital Partners, Shanghai
** Analyst, Mandarin Capital Partners, Shanghai

(RADIOCOR) 26-07-11 17:34:37 (0262) 5 NNNN