### Cina: l'auto rischia un eccesso di capacita' produttiva - TACCUINO DA SHANGHAI



di Alberto Forchielli*

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 12 set - L'altalenanza
delle cifre sull'automotive cinese non nasconde il valore
storico della supremazia conquistata dal Dragone. Il
sorpasso sugli Stati Uniti e' avvenuto in uno dei settori
chiave e simbolo dell'industria, in un impatto mediatico
dalle conseguenze positive per il paese. Pur dunque nel
rallentamento dell'industria, i numeri rilevano la fine
della rincorsa: per la prima volta nella storia la Cina
detiene la prima posizione. Svetta sia per produzione che
per consumo. Le capacita' manifatturiere si coniugano con la
capacita' di reddito: oggi la stasi delle vendite nei mercati
maturi rende sempre piu' appropriato un investimento in Cina,
dove tutti i big del settori sono presenti in forze.
Tuttavia, esiste un eccesso di capacita' produttiva? Secondo
il think tank specializzato J.D. Power la Cina nel 2013
potrebbe arrivare a produrre 31 milioni di veicoli. Si
tratta di una cifra enorme rispetto ai 18 milioni attuali,
ma teoricamente possibile per un paese dove soltanto una
persona ogni 70 e' proprietaria di un'automobile. Come noto,
nei paesi industrializzati l'analogo rapporto e' molto
diverso, fino al valore italiano di una vettura ogni 2
abitanti. Le voci per un cambio di direzione sono sempre piu'
forti e preoccupate. Sostengono che non c'e' bisogno di
immatricolazioni indiscriminate, di costruire nuove
autostrade, di snaturare il tessuto urbano. Lanciano allarmi
per una deriva quantitativa che porterebbe su un piano
inclinato di consumi ed inquinamento. Questi settori non
provengono dal dissenso degli ambienti ecologisti o
contadini. Appartengono invece al governo e segnalano lotte
di potere e di interessi all'interno dell'establishment.
Secondo la Energy Research Institute della National
Development and Reform Commission (l'Ente che ispira la
politica economica del Governo) nell'industria
automobilistica "l'esecutivo deve assumere il pieno
controllo di una crescita irrealizzabile". Gli ha fatto eco
il Ministero della Protezione Ambientale, secondo il quale
"nel futuro, non dovremmo cercare di vendere piu' auto, ma di
migliorarne la qualita'". Queste posizioni hanno acquistato
peso nella sfera politica. Esse sostengono un intervento che
vada oltre le misure annunciate - economiche e fiscali -
per limitare una motorizzazione incontrollata del paese.
Auspicano l'adozione di standard piu' stringenti per
l'emissione di gas di scarico (che costituiscono una
frazione rilevante del monossido di carbonio nell'aria) e la
produzione di modelli con consumi compatibili, come i motori
ibridi ed elettrici. Sostengono l'opportunita' di non
rinnovare gli incentivi agli acquisti, ponendosi in evidente
contrasto con i costruttori e con i governi locali che sono
spesso azionisti delle fabbriche automobilistiche. Sullo
sfondo della disputa rimangono 2 nodi da sciogliere. Il
primo e' di carattere sociale: il traffico nelle grandi citta'
e' ormai insostenibile, l'inquinamento e' a livello di
guardia, i consumi energetici vengono finanziati da costanti
acquisti di petrolio. Il secondo riguarda la prossima
strategia nazionale, aggredire i mercati esteri con auto
Made in China. Pechino ha posto l'inizio di questa pratica
nel 2015. Fino a quell'anno deve migliorare l'efficienza
delle sue auto. Non vuole ripetere l'esperienza della Corea
del Sud che soltanto dopo molti anni dal suo debutto
internazionale e' riuscita a dissipare l'immagine di modestia
e ineleganza alle quali le sue auto venivano associate.
L'unica strada possibile e' di progredire nella qualita',
anche se questo significhera' ridurre l'ambizione
quantitativa di nuovi record.

* Presidente di Osservatorio Asia

(RADIOCOR) 12-09-11 18:16:45 (0315)news 5 NNNN