### Cina: il credito "parallelo" vanifica la lotta all'inflazione - TACCUINO DA SHANGHAI


di Alberto Forchielli *

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 26 set - Quando
emergono le contraddizioni, in Cina si scoprono gravi
problemi che la coltre di successi aveva occultato. E' il
caso delle esigenze diverse tra il Governo centrale e una
coalizione con interessi opposti. Pechino vuole combattere
l'inflazione; al contrario sono in molti a voler insistere
su uno sviluppo che ritengono illimitato e pieno di
profitti. I governi locali, le piccole e medie aziende, gli
esportatori, gli intermediari, i costruttori, sono tutti
concordi nel puntare sugli investimenti produttivi, come se
la Cina fosse un'inesauribile gallina dalle uova d'oro. Per
questo hanno bisogno di credito. Tuttavia l'inflazione ad
agosto si e' attestata al 6,2% su base annua, un limite
pericoloso per chi considera la stabilita' un cardine
politico. Per contenerla, gli strumenti del Governo sono
quelli classici: aumento del tasso d'interesse e della
riserva obbligatoria. Quest'ultima e' usata maggiormente, per
non attrarre capitali speculativi con interessi alti. Dallo
scorso Ottobre e' stata aumentata nove volte e recentemente
il Governo ha allargato la base di calcolo dei prestiti, in
un manovra ulteriormente restrittiva valutata intorno a tre
aumenti tipici del rapporto stesso (che per le banche piu'
grandi ha superato il 21%). Di fronte a queste restrizioni,
il sistema non ha alternative se non rivolgersi ad altri
canali, indicati con nomi diversi (informal lending o shadow
banking), ma tutti tesi a lucrare sulla richiesta di denaro.
Secondo uno studio della banca centrale, la People's Bank of
China, piu' del 44% dei finanziamenti cinesi proviene fuori
dal sistema bancario ufficiale. Le Trust Bank svolgono un
ruolo nevralgico. Agiscono nella zona grigia della
concessione del credito, regolato piu' dalla consuetudine che
da vecchi divieti. Raccolgono il risparmio di grandi clienti
e lo amministrano su base fiduciaria, con prestiti
speculativi e di scadenza ravvicinata. I loro committenti
sono soprattutto grandi aziende di stato. Esse non hanno
difficolta' di accesso al credito per le loro connessioni
politiche. Trovano inoltre la maniera di riversare i loro
profitti nell'intermediazione delle Trust Bank. Talvolta,
infine, agiscono direttamente, canalizzando i profitti non
distribuiti verso il credito. Per una delle anomalie del
sistema, la sua restrizione non colpisce tutte le aziende e
quelle piu' piccole si trovano ad essere finanziate dalle piu'
grandi. Una porzione non quantificabile delle attivita' e'
condotta da piccole aziende di credito basate su radicamenti
territoriali e dalle organizzazioni fuorilegge che gravitano
ai margini dei flussi di denaro. E' intuibile il loro legame
con le attivita' mafiose, il riciclaggio, le esportazioni
illegali. Le autorita' di polizia colpiscono con frequenza le
violazioni: chiudono banche illegali, arrestano gli usurai,
puniscono i funzionari corrotti. Il fenomeno tuttavia
persiste e proietta un fascio di luce inquietante sulla
genuinita' del modello cinese. Forse Pechino non riesce a
reprimere il fenomeno perche' e' troppo grande. Dunque la sua
determinazione a frenare l'inflazione potrebbe essere
vanificata da un moto perpetuo di produzione di denaro che
ha messo in moto e che ora non e' in grado di controllare.

* presidente Osservatorio Asia

(RADIOCOR) 26-09-11 15:27:35 (0214)FE,ASIA,news,CINA 5 NNNN