### Cina: a caccia di tecnologia per lo shale gas - TACCUINO DA SHANGHAI


di Alberto Forchielli *

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 12 mar - La Cina e' dal
2007 un importatore netto di gas. La statunitense Us Energy
Information Administration ha pubblicato uno studio dove
afferma che le riserve di shale gas della Cina sono le piu'
cospicue al mondo: con i livelli correnti di consumo, i
giacimenti, se sfruttati, potrebbero fornire energia alla
Cina per i prossimi 300 anni. Ma la configurazione geologica
dei giacimenti cinesi richiede tecnologie particolari e
particolarmente avanzate. L'incrocio di queste tre
considerazioni spiega facilmente l'interesse che Pechino sta
dimostrando verso la tecnologia richiesta per sfruttare
questa fonte energetica che sta dominando l'interesse dei
mercati. Lo shale gas deriva da scisti bituminosi. Si
ottiene perforando le rocce ricche di gas con un processo di
"fracking", cioe' l'immissione di getti di acqua e componenti
chimici ad alta pressioni capaci di frantumare le rocce e di
farle rilasciare il gas. Lo shale gas e' da molti decenni
utilizzato negli Stati Uniti, ma con alti costi e risultati
modesti, se collocati percentualmente nel mix energetico di
Washington. Col tempo tuttavia le nuove acquisizioni
tecniche hanno migliorato il rapporto resa/investimenti ed
ora lo shale gas rappresenta una soluzione praticabile. Gli
Stati Uniti ed il Canada - che detengono la tecnologia piu'
avanzata - ne stanno aumentando produzione e consumo. Le
implicazioni geo-politiche sono immediate, con riduzione del
prezzo internazionale del gas e con il minore timore che
deriva dalla situazione medio-orientale. La Cina,
pesantemente condizionata dalla sua deriva energivora, non e'
insensibile a questa nuova possibilita'. La considera uno
degli strumenti per liberarsi dal dominio del carbone e
dalla dipendenza di petrolio e gas dall'esterno. Pechino
intrattiene buone relazioni con i paesi fornitori proprio
perche' risente della loro indispensabilita'. Lo scorso mese,
lo State Council ha deciso che lo shale gas e' una risorsa
mineraria indipendente, togliendo cosi' il monopolio statale
dalla ricerca e dallo sfruttamento. L'apertura che ne deriva
ai privati si presume convogliera' maggiori finanziamenti al
settore. Il Ministry of Land and Resources ha presentato con
soddisfazione i risultati di una ricerca, durata un anno,
che dimostra la consistenza delle riserve, poste soprattutto
nel Sichuan e nel Xinjiang, cioe' al centro ed al nord-ovest
del paese. La dotazione di 25.000 miliardi di metri cubi
appare inesauribile, ma potrebbe rimanere teorica se non
intervengono i mezzi per utilizzarla. Per questo Pechino ha
tessuto una rete di contatti che inevitabilmente sconfinano
nel recinto politico. Sinopec e PetroChina - i due giganti
energetici di proprieta' statale - hanno investito
soprattutto in Canada per l'acquisizione di aziende attive
nello sviluppo tecnologico per l'estrazione dello shale gas.
PetroChina ha speso piu' di un miliardo di dollari per il 20%
di un progetto della Royal Dutch Shell Plc nel Canada
Occidentale. Anche in Cina le operazioni congiunte si
susseguono, con esplorazioni condotte da Shell, Chevron e BP
con le cinesi Cnpc, Cnooc e Sinopec. Si tratta di
investimenti cruciali ma incerti e di lungo respiro. Le
aziende piu' ricche di conoscenze sono corteggiate, ma i loro
governi sono prudenti nel vendere tecnologia che esula dagli
aspetti commerciali. L'impatto ambientale e' infine
sottoposto a verifiche. Una prima valutazione positiva, che
aveva spinto l'amministrazione Obama a consentire nuove
esplorazioni, viene contraddetta da appelli di numerosi
scienziati che paventano l'aumento dei gas serra emessi a
seguito del "fracking". La Cina puo' forse negligere questi
aspetti, ma non puo' disinteressarsene, perche' la
disponibilita' di tecnologia le e' vitale e questa volta non
dipende dai laboratori di Pechino.

* presidente Osservatorio Asia

Red-

(RADIOCOR) 12-03-12 15:00:01 (0237)ene,ASIA,news 5 NNNN