« Ci batteremo per l'etichetta obbligatoria»

Cristina Jucker
VENEZIA. Dal nostro inviato
Il mondo non sarà più come prima. «Perché questa non è una recessione economica ma una rivoluzione economica», sostiene il viceministro per lo Sviluppo economico Adolfo Urso. Che lancia agli imprenditori un avvertimento ben preciso: «Dovete studiare, capire come sono cambiati i consumi. È finita l'era dello sviluppo basato sulle auto e sul petrolio ma soprattutto è finita l'egemonia dei mercati occidentali. I consumi cresceranno sempre più nel sud del pianeta, nei paesi che gravitano intorno alla calotta antartica, in America Latina, in Asia, nel Nordafrica. Cambiano le tipologie e cambiano i luoghi. E così anche la Cina, che ha sostenuto il suo sviluppo con le esportazioni».
Il viceministro Urso è intervenuto ieri in occasione dell'incontro con le imprese venete organizzato dal Comitato Leonardo nell'isola di San Servolo, a Venezia, sede della Venice international university. «Un luogo magico», come l'ha definito Luisa Todini, presidente del Comitato Leonardo – nato nel 1993 e sostenuto da Confindustria e Ice (Istituto commercio estero) – il cui obiettivo è tenere alta la bandiera del made in Italy.
Il tema della discussione era "Internazionalizzazione e made in Italy". È la seconda volta che il Comitato si riunisce sul territorio (la prima era stata qualche anno fa in Toscana) ma questa diventerà un'abitudine: «Lo stiamo facendo camminare» ha detto Luisa Todini, convinta della necessità di allargare l'attenzione al territorio. Il prossimo incontro, è stato deciso, sarà al sud, non si sa ancora dove ma probabilmente «ospitati all'interno di un'azienda di eccellenza». Anche Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto, è convinto che la recente crisi abbia acuito la necessità di andare a cercare i mercati più nascosti, in Asia Minore (ma anche in Iran («per noi interessante dal punto di vista delle opportunità che può offrire») come nel Nordafrica, tenendo presente l'importanza della prossimità: «Paesi come l'India o la Cina sono certamente interessanti – ha spiegato Tomat –. Ma non tutti possono affrontare dei progetti così complessi. Anche se gli imprenditori del Nord est sono sempre stati pionieri all'estero: hanno aziende piccole, flessibili, si adattano bene a tutte le situazioni. E non hanno bisogno di andare in alberghi a cinque stelle».
Se l'internazionalizzazione è ormai imprescindibile, alle aziende italiane servono anche altri provvedimenti. Come l'introduzione anche in Europa (visto che è già presente nella maggior parte degli altri paesi) dell'obbligo di etichetta d'origine per i prodotti importati. Una battaglia che lo stesso Urso aveva iniziato nell'ormai lontano 2003, ma che si era arenata di fronte all'opposizione della maggior parte dei paesi del Nordeuropa. Ma che ora sembra aver ripreso il cammino. Urso ha annunciato che la Commissione europea ha deciso di riaprire il dossier e portarlo al comitato tecnico per un'ulteriore valutazione. «Forse ce la possiamo fare anche entro la fine dell'anno o all'inizio del prossimo» ha lasciato intendere il viceministro.
Ma quello che soprattutto serve alle imprese per Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione e innovazione, è un sistema paese efficiente. «Da noi lo Stato non funziona, è una cosa molto chiara e semplice – ha detto a conclusione dell'incontro – non funziona in generale e non funziona per le imprese. Perché non c'è trasparenza nè qualità, c'è troppa burocrazia e troppo poca meritocrazia. Se abbiamo una scarsa penetrazione nei mercati internazionali è frutto della mancanza di capacità del sistema Italia». E sulle responsabilità ce n'è per tutti, compresi gli imprenditori, che si erano abituati a risolvere i problemi con la svalutazione competitiva.
«La trasparenza, a 360 gradi – ha aggiunto Brunetta – deve essere la chiave del dialogo tra mondo pubblico e mondo privato: allora facciamola insieme questa rivoluzione, e facciamola subito, senza aspettare che finisca la crisi».
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VOCAZIONE ALL'EXPORT



48,2
Miliardi di euro
Il valore delle esportazioni del Veneto nel 2008 (dati Ice-Istat). Di tutte le altre regioni italiane, solo la Lombardia esporta di più (103,7 miliardi)
-4,65%
Calo dell'export
Il calo delle esportazioni del Veneto nel mondo nel 2008 rispetto al 2007 è stato però uno dei maggiori
865
Milioni di euro
Il valore delle esportazioni venete verso la Cina nel 2008. Anche in questo caso, solo la Lombardia ha fatto meglio
1,18
Miliardi di euro
Il valore delle esportazioni venete verso il Nordafrica nel 2008, in crescita del 20,6% rispetto al 2007

30/05/2009