« Check list di 103 progetti e un anno di lavoro»

Il gruppo Yoox è sbarcato in Cina per la prima volta lo scorso 26 novembre con il sito Emporioarmani.cn. «Ci sono voluti 12 mesi - racconta Federico Marchetti, fondatore e amministratore delegato del gruppo -. Abbiamo cominciato a lavorare sul progetto Cina immediatamente dopo la nostra quotazione, avvenuta il 3 dicembre 2009».
È stato difficile?
Per complessità, è stato il progetto più difficile che ho portato avanti negli ultimi dieci anni.
Quali sono stati i principali passaggi per preparare il debutto?
L'apertura in un nuovo mercato come quello della Cina ha previsto una check list di 103 progettini e progettoni da mettere a punto prima di aprire. Tra questi, anche la parte legale e societaria. Per noi, poi, la Cina è fatta in Cina, quindi abbiamo dovuto cercare collaboratori in loco. Anche il nostro team è composto per la maggior parte da cinesi, a partire dal country manager. Bisogna buttare il cuore oltre l'ostacolo, conoscerli, fidarsi, apprezzarli, e farli crescere senza paure dove hanno ancora bisogno di crescere. Nel nostro settore, per quanto l'e-commerce in Cina sia immenso, abbiamo ancora tanto da insegnare.
Quanto è costata tutta l'operazione?
Una manciata di milioni di euro.
Quanto è pesata la burocrazia cinese?
Bisogna andare là con lo spirito giusto, ovvero sapere che si è a casa loro, quindi vanno seguite le loro regole del commercio.
Come valuta l'intera operazione?
Con Emporioarmani.cn, il signor Armani è il primo uomo del Fashion & luxury occidentale a sbarcare ufficialmente su Internet in Cina. Noi gli abbiamo creato le condizioni per uno sbarco in grande stile: grazie al suo spirito di innovazione e alla sua propensione all'imprenditorialità, il Made in Italy ha potuto battere sul tempo la concorrenza francese.
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10/01/2011