« Apple? Cresce ovunque»

Dopo la buona partenza dei listini, la tirata d'orecchi di Obama alle banche ha smussato gli entusiasmi. Che succederà?
Credo sia possibile che i mercati raggiungano una stabilizzazione: dopo una "cavalcata" di nove mesi anche un trimestre con andamento altalenante potrebbe rappresentare una sana pausa di riflessione. I mercati hanno anticipato una ripresa di cui si hanno le prime avvisaglie, ma che deve definirsi. Al tempo stesso, è indubbio che la strategia di sostegno dei mercati abbia contribuito a contenere gli effetti della crisi: in una fase in cui elemento chiave è stato la fiducia dei consumatori nei confronti del sistema, i listini al rialzo hanno portato comunque tranquillità. Anche prevedendo nei prossimi mesi un progressivo alleggerirsi degli interventi dei Governi a sostegno dei mercati, è realistico aspettarsi piuttosto una fase di graduale rallentamento e di consolidamento, a cui farà seguito una crescita più equilibrata.
A proposito di ripresa, in che modo il prezzo del petrolio potrebbe impattare sui mercati?
L'aumento del prezzo del petrolio può essere il segnale dell'inizio di un nuovo ciclo economico. Al tempo stesso, però, se supera certi livelli rischia di bloccare la ripresa. Già alcuni mesi fa, i paesi produttori auspicavano una stabilizzazione del greggio attorno agli 85 dollari al barile. Di fatto il prezzo dovrebbe mantenersi in un range "di stabilità", che porti alla ripresa della domanda scongiurando una ripartenza dell'iperinflazione, che potrebbe avere effetti negativi, qualora si verificasse troppo presto.
Secondo lei Cina, India e Brasile sono ancora Borse sulle quali oggi vale la pena puntare?
Dipende dall'orizzonte temporale. Se si punta sul breve, e quindi a un anno, è probabile che queste Borse, dopo i record storici degli ultimi 9-10 mesi, rallentino la corsa. Se si ragiona nell'ottica del medio termine, questi Paesi avranno un ruolo trainante nella ripresa economica nei prossimi 3/5 anni. È utopistico pensare che la ripresa dei consumi a livello mondiale possa essere ancora una volta trainata dall'Occidente. Il mondo si sta spostando a Oriente e verso sud: le nuove economie protagoniste sono Brasile, Cina, India e Sudafrica. Guardando a est in particolare, la Cina ha preso il posto del Giappone.
E quali sono le sue attese sui tassi d'interesse?
Il recente rialzo si è nutrito del binomio liquidità abbondante e tassi a zero. Sarebbe auspicabile che i tassi ricominciassero a crescere in maniera graduale, come conseguenza della ripresa. Poiché questa ripresa è ancora in fase embrionale, è difficile che i tassi possano aumentare nel breve termine. Il permanere a lungo di tassi di interesse molto bassi nasconde il rischio dell'iperinflazione, causata dall'ingente indebitamento statale a copertura dei debiti privati.
Quali sono le aree geografiche sulle quali puntate di più?
Un portafoglio proiettato sui prossimi dieci anni, deve puntare sempre più su Asia e mercati emergenti: Sudafrica, Brasile, Cina e India. Le variabili alla base della scelta dell'investimento sono diventate più complesse; in passato si tendeva a considerare in primis l'America e il resto del portafoglio era suddiviso tra Giappone, Europa e altri mercati per una quota marginale. Oggi questa quota potrebbe essere investita in mercati "promettenti" quali l'Africa sub sahariana, la Russia, la Colombia, il Perù.
Le materie prime sono ancora un'asset interessante?
Costituiscono una porzione necessaria in un portafoglio globale, magari anche residuale, vista la volatilità e la intrinseca rischiosità delle stesse. In una fase di crescita della popolazione e dell'economia mondiale, la domanda per i materiali di base aumenta e porta a un rialzo dei prezzi degli stessi.
Qual è la vostra esposizione settoriale?
In generale, i prodotti offerti da Henderson Global Investors non si caratterizzano per una precisa esposizione settoriale, poiché investono in tutti i settori e in tutte le aree geografiche. Tuttavia, tra i settori che preferiamo segnalo il tecnologico, quello delle infrastrutture, dei materiali di base e il farmaceutico. Le motivazioni sono abbastanza semplici. Se per tecnologia intendiamo la rete, le comunicazioni, la telefonia, lo sviluppo del software, la sicurezza, le microapparecchiature della tecnologia ospedaliera, avere una presenza in questo settore è fondamentale. Le infrastrutture rappresentano ciò di cui ha più bisogno un mondo in via di espansione. Non si può pensare a un'economia in sviluppo senza che questo venga supportato dalle necessarie infrastrutture. Infine, il settore farmaceutico. In una fase di incremento demografico e di allungamento della vita media, è naturale che la domanda di salute aumenti.
E ora mi può indicare le società che le piacciono di più e perché?
Segnalo in primis Apple: una società globale, che cresce in maniera esponenziale e in tutti i paesi, non solo quelli sviluppati, ma anche quelli da poco emersi. È una società che combina l'innovazione con un modo diverso di utilizzare la tecnologia, basato su prodotti flessibili e integrati. Cisco, a sua volta, è l'emblema della tecnologia a supporto del networking. Nel settore farmaceutico segnalo invece Fresenius e Roche, per le motivazioni legate all'importanza del settore citate in precedenza. Inoltre sono società nate come "monosettore" che oggi hanno ampliato l'offerta e diversificato i mercati di sbocco. Tra le materie prime una particolare preferenza va a Total: a livello europeo è, insieme a Eni, una società che non si può non considerare in un portafoglio diversificato. In Italia nell'ambito delle infrastrutture segnalo Atlantia e Buzzi. Buzzi in particolare è un'azienda molto ben gestita che continua a crescere e che beneficia della richiesta di infrastrutture proveniente non solo dall'Europa, ma anche dall'Est e dal resto del mondo. È l'unica società italiana presente tra le maggiori holding nel nostro fondo dedicato alle small cap europee più interessanti.
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Chi è

Il responsabile per l'Italia



- Giorgio Giovannini, 53 anni, è laureato in Ingegneria elettronica al Politecnico di Milano e ha conseguito l'Mba presso l'Università Bocconi. Dal 1984 al 1994 ha lavorato, sia in Italia, sia all'estero per Chase Manhattan e Dresdner Bank. Dal 1995 ha ricoperto l'incarico di direttore finanziario della Banca Popolare di Abbiategrasso; a seguito dell'acquisizione della stessa da parte di Banca Agricola Mantovana (oggi gruppo Mps), ha ricoperto l'incarico di responsabile del servizio prodotti finanza e clienti Bam, dove si è tra l'altro occupato della progettazione e costituzione di una Sicav di diritto irlandese. Dal primo settembre 2000 è entrato a far parte di Henderson Global Investors come direttore operativo per l'attuazione delle strategie di sviluppo della società in Italia. Dall'autunno del 2001 è Country Manager per l'Italia e dal 2006 responsabile per il Sud Europa.
Disegno di Domenico Rosa

30/01/2010