« A Shanghai spazio ai consumer»

«Non sono preoccupato sulle prospettive di crescita del Pil cinese che, anche per i più pessimisti, sarà comunque attorno all'8%, una percentuale comunque elevata rispetto alle altre principali economie mondiali», afferma Leopold Quell, che segue la Cina nel team Global emerging market equities di Raiffeisen Capital Management. «Piuttosto dubito – aggiunge – che la crescita del Pil possa essere trasferita facilmente all'incremento dei profitti aziendali e quindi favorire un mercato azionario rialzista nel 2011».
Ma, secondo lei, quali sono i maggiori rischi che si prospettano in Cina?
Le più grandi sfide per l'economia cinese non sono da cercare all'interno. Il modello di crescita cinese era (e in larga misura è ancora) orientato sull'export. La grande crescita economica, spinta dall'export verso Unione europea e Usa fra il 2002 e il 2008, appartiene al passato. Tuttavia, non vorrei essere frainteso, Pechino aumenterà la propria quota globale di mercato nell'import/export, anche se il ritmo non sarà come negli ultimi anni.
Ma quale crescita vi aspettate nel 2011?
L'aspettativa è per un incremento del Pil attorno all'8%, una percentuale importante ma in rallentamento. Questo per almeno un paio di buone ragioni. Innanzitutto perché l'economia globale è destinata a rallentare, quindi naturalmente la Cina ne risentirà sul fronte delle esportazioni. Inoltre, e questa è la seconda ragione, l'impatto della spesa per le grandi infrastrutture avviata nel 2008 – l'anno prossimo avrà un effetto inferiore a quella registrata nel 2009 e nel 2010. L'unico vero pilastro della crescita restano, anche in Cina, i consumi privati.
L'investitore europeo dove può trovare le migliori occasioni di valore? Nelle azioni o nei bond?
Il reddito fisso cinese è un'asset class ancora inaccessibile per un investitore straniero. Invece, per quanto riguarda l'azionario, la nostra raccomandazione è di andare sovrappesati sulle consumer stocks, mentre siamo underweight sul comparto bancario.
Detta così è anche abbastanza semplice. Ma è vero che molti investitori continuano a mantenere una certa diffidenza verso il listino cinese? E poi, al di là delle paure estreme, quali sono i rischi per chi investe in Cina?
Non ci preoccupa certo la crescita che anche nella peggiore delle ipotesi resterebbe all'8% (elevata, se paragonata agli altri emerging markets). Piuttosto pensiamo che questa non si trasferirà automaticamente in un aumento dei profitti e del mercato azionario cinese nel 2011.
Considerando un portafoglio azionario globale (100% equity), un investitore quale percentuale può destinare alla Cina?
Secondo noi è ovvio che, sul lungo periodo, i mercati emergenti – in particolare proprio la Cina – sovraperformeranno i listini delle nazioni sviluppate. In ogni caso l'equity cinese dovrebbe essere sovrappesato in un portafoglio globale, perché – considerando che oggi gli emerging pesano per circa il 17% sulla capitalizzazione globale – una posizione sovrappesata dovrebbe rappresentare almeno il 25% del portafoglio dedicato ai listini emergenti.
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20/09/2010