Tassare il web con una cedolare sul fatturato delle imprese oppure tutte le transazioni digitali?

La discussione sul modello di web tax entra nel vivo in settimana. Comunque il provvedimento sarà anticipato al 2018 per recuperare risorse per le modifiche alla manovra. Un articolo del Sole 24 Ore

Tassare il web con una cedolare sul fatturato delle imprese oppure tutte le transazioni digitali?

Entrerà nel vivo da metà settimana l'esame della manovra alla Camera. Dopo l'assalto alla diligenza, con oltre seimila richieste di modifica presentate dai gruppi a Montecitorio, lunedì 11 scatterà la tagliola delle ammissibilità a cui seguirà martedì il termine per la presentazione degli emendamenti 'segnalati' con cui si punta a ridurre sotto il migliaio le modifiche su cui concentrare l'attenzione. L'accordo di massima con il governo prevede che l'esecutivo presenti le sue proposte entro giovedì, quando prenderà il via il voto in commissione Bilancio. L'obiettivo è chiudere tra domenica e lunedì prossimi con il mandato al relatore per l'Aula dove il provvedimento è atteso, al momento, martedì 19 dicembre. Ma non è escluso uno slittamento.

L'anticipo della web tax al 2018 

Dopo il passaggio al Senato, ammontano a poco più di 60 milioni i fondi a disposizione per apportare modifiche alla manovra nella seconda lettura parlamentare. Montecitorio dovrà quindi recuperare risorse sul lato delle entrate per poter finanziare eventuali correzioni. E proprio dalle modifiche e dall'anticipo della web tax al 2018 potrebbe arrivare parte del gettito necessario. Così come impostata al Senato, prevede un'aliquota del 6% che si applicherebbe solo alla prestazione di servizi immateriali via Internet, riguarderebbe solo le imprese e non il commercio elettronico, e porterebbe nelle casse dello Stato 114 milioni di euro, ma solo dal 2019. Alla Camera si punta a modificarla.

Il presidente della Commissione Bilancio di Montecitorio, Francesco Boccia, vorrebbe cambiarla facendola diventare un'imposta sulle transazioni digitali, più bassa, con un'aliquota all'1 o il 2% invece del 6%, ma applicabile a tutto, compreso il commercio. In questo modo il gettito atteso sarebbe 3-4 volte superiore, ovvero 700-800 milioni di euro. 

Due punti appaiono già fermi, scrive Il Sole 24 Ore: "Il primo è il riconoscimento della stabile organizzazione “virtuale”. Il primo miglio resta quello tracciato con l’emendamento Mucchetti che sulla stabile organizzazione introduce un dispositivo già efficace e in linea con le indicazioni Ocse. Ma il percorso che porta alla stabile organizzazione virtuale resta lungo. La strada, già imboccata da Boccia nella primavera scorsa con la stabile organizzazione su opzione (la cosiddetta web tax transitoria) altro non è che il punto di approdo dell’Europa, come dimostrano i lavori dell’Ecofin del 5 dicembre scorso".

Tassare il web con una cedolare sul fatturato delle imprese oppure tutte le transazioni digitali?
Il Sole 24 Ore (sito eventi.ilsole24ore) 

Cedolare estesa a tutte le transazioni?

Il secondo punto fermo è l’estensione della “cedolare” a tutte le transazioni, incluse anche quelle di beni, al momento escluse dal Senato. L’emendamento in arrivo dovrebbe prevedere, dunque, l’applicazione di una tassazione a tutte le cessioni di beni e servizi su piattaforme digitali incluso l’e-commerce. Anche questo in linea con i 27 Paesi dell’Europa, ormai prossimi a un accordo sull’adeguamento della disciplina Iva alle evoluzioni del commercio elettronico e soprattutto sulla semplificazione per gli operatori economici, grazie all’estensione dell’utilizzo dello sportello unico e alle regole di esonero mirato per start-up e micro-imprese. Proprio per questo nella web tax nata al Senato resterebbe comunque l’esclusione per i soggetti minimi e quelli in regime forfettario o di vantaggio.

Tasse più efficienti o maggiore concorrenza?

E proprio sul giornale della Confindustria oggi l'economista Franco Debenedetti solleva diversi dubbi sull'impostazione che si vuole dare alla web tax italiana. "Trovare il modo di ripartire i redditi tra il Paese in cui si fanno e si finanziano gli investimenti (o la maggior parte di loro) non è facile. Quello che è certo è che la web tax votata dalla commissione Finanze del Senato, ammesso che se ne possano evitare i difetti più evidenti, è, ad essere generosi, velleitaria. Non più semplice, ma almeno più serio appare affrontare il problema non dalla coda, cioè dal reddito prodotto dalla periferia, ma dalla testa, cioè da come promuovere la concorrenza nell'era di Internet. (...) Invece di litigare sulle briciole che cadono dalla tavola del loro padrone, è da 'anima bella' pensare che possa essere un'azienda europea a far concorrenza ai giganti della Silicon Valley? Non è facile, è questione di cultura, di mercato e di impresa. Ma se con Marè (Mauro Marè ha illustrato le sue tesi a favore della web tax sul Sole del 5 dicembre, ndr) ci inebriamo all'idea di imporgli una tassa sul fatturato, e con la Vestager di fargli pagare le multe miliardarie, persino inutile provarci".



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