Voucher, precariato, licenziamento, 10 storie dal popolo dei senza diritti

Renato è in cassa integrazione, Angelo è disoccupato, Paolo precario di Almaviva. Ecco i loro racconti

Voucher, precariato, licenziamento, 10 storie dal popolo dei senza diritti
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Renato è in cassa integrazione, Angelo è disoccupato, Paolo precario di Almaviva: storie di licenziamenti, di lavoro mal pagato, di discriminazioni, di vita reale. E' il popolo dei senza-diritti e dei voucher, della rabbia, della vulnerabilità e del disincanto, che martedì ha preso la parola a Palermo, al Teatro Santa Cecilia, per l'iniziativa della Cgil "Parla il lavoro", con lo scopo di presentare il referendum sui temi del lavoro: abolizione dei voucher e responsabilità solidale negli appalti.

Ecco le loro storie

  • Ibrahim Kobena, della Costa d'Avorio - "Lavoravo otto ore al giorno in un centro di accoglienza ed ero pagato con due voucher. Per me prima voucher era una parola buona e bella, pensavo si trattasse di un bonus. A fine mese aspettavo la mia busta paga, mi hanno detto che ero già stato pagato. Quante ore, per cosa, non era definito. Dopo qualche mese sono scappato"
     
  • Renato Aiello, della ex Ciprogest (azienda siciliana di succhi di frutta) - "All'inizio avevo l'impressione di fare il lavoro del regionale, con un posto tranquillo, sicuro. Poi iniziarono arrivare la cassa integrazione, il crac della Parmalat. Fino al blocco totale. Da azienda d'elite per i succhi degli agrumi, seconda alla Fiat nella stessa area industriale, siamo diventati un depuratore che smaltisce il percolato di Bellolampo. Siamo rimasti in 46: 22 lavorano, gli altri 24 sono in cassa integrazione".
     
  • Maria Alfano, cassiera - Tretantre anni, inquadrata come addetta alle pulizie, Maria ha uno stipendio inferiore a quello dei colleghi uomini
     
  • Gabriele Martorana, studente - "Oggi gli studenti si avvicinano al mondo del lavoro come a un mondo ignoto: non sanno cosa siano i voucher e nemmeno quante tipologie di contratto esistono".
     
  • Francesco Bartolone, 47 anni, guardia giurata della Mondialpol Security spa - "Siamo considerati un ibrido. Per diventare guardia giurata ci vuole il titolo di polizia. Ma non veniamo riconosciuti. A ogni cambio d'appalto, risparmiano sul costo del lavoro. E ci licenziano".
     
  • Angelo Ventura, disoccupato - A 41 anni Angelo si è trovato fuori dal mondo del lavoro: da 10 anni lavorava alla mensa del Cantiere navale di Palermo. E di punto in bianco, per un cambio d'appalto, si è ritrovato ai cancelli con in mano un badge che non funzionava più. Licenziato. "Hanno violato completamente il codice degli appalti - dice - Speriamo che il giudice ci consenta di tornare al posto di lavoro".
     
  • Paolo Capodici, precario - Consulente telefonico outbund che collabora con Almaviva, è precario da 10 anni. "Lavoriamo fianco a fianco con gli inbound, eseguiamo le stesse direttive, gestiamo gli stessi clienti. Ma siamo pagati la metà".
     
  • Nicola Morreale, edile alla Sis - "Per lo Stato sono un privilegiato perché lavoro. Porto a casa uno stipendio, ma vivo sotto la minaccia dei 200 licenziamenti". Nicola ha le mani con i calli, non lavora tra scrivanie e computer. "Io sto in galleria 8 ore al giorno di duro lavoro, non ho il badge, non faccio partite a tennis e non ho la pausa caffè".
     
  • Francesco Amorello, assistente amministrativo del Miur - "Noi siamo in tre e possiamo assentarci solo se non si assenta un altro collega".
     
  • Anna Maria Randazzo, ex dipendente di banca, pensionata. "Ogni impegno profuso per assicurare ai figli l'indipendenza economica e la crescita attraverso il lavoro è stato deluso. Oggi noi fungiamo da ammortizzatori sociali. E la tristezza e lo scoramento dei nostri figli mal si addice alla loro età. Sulla loro pelle constatiamo che il lavoro nero dilaga, che una a notte di 12 ore viene retribuita con 30 euro, che pagano con i voucher intere giornate. Ma insieme si vince, ce la possiamo fare".