Visco, avanti con le riforme vinca il Sì o il No

Il Governatore della Banca d'Italia lancia l'allerta, Italia in ritardo su molti fronti

Visco, avanti con le riforme vinca il Sì o il No
 Ignazio Visco governatore Banca Italia (Imagoeconomica)

Roma - "Qualunque sia il risultato della consultazione, all'indomani del voto la direzione di marcia non potrà che essere quella di proseguire nella ricerca della risposta giusta ai cambiamenti". "Vi sono tutte le possibilità per incidere positivamente sulla struttura produttiva e sul modo di funzionare". Lo afferma in una intervista a 'La Stampa', governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.

"Siamo in una fase di grandi cambiamenti e l'adattamento richiede tempo. L'Italia è in ritardo su molteplici fronti: crescita del capitale umano, ricerca e innovazione, investimenti e condizioni per l'attività di impresa, inclusa la qualità dei servizi pubblici. E' vero, la risposta, non solo della politica, finora non sempre è stata sufficiente, ma i problemi di adattamento non sono solo italiani. La globalizzazione e il modo in cui si è affermata pongono sfide del tutto nuove".

Quanto agli scenari che attendono l'Europa e alla nuova fase americana "dipenderà dalla politica economica di Trump. Dobbiamo aspettare per capire. Un aumento della spesa per infrastrutture era anche nel programma di Hillary Clinton, è una delle cose di cui gli Stati Uniti hanno bisogno. Una politica fiscale fortemente espansiva, soprattutto se accompagnata da un apprezzamento del dollaro, porterebbe una maggiore domanda di importazioni dall'Europa e dal resto del mondo, almeno nel breve termine. D'altro canto il mercato sta scontando il rischio di un aumento del disavanzo. Lo vediamo nella tendenza all'aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi. Queste pressioni potranno essere contrastate gradualmente, come dice la Fed, dalla politica monetaria. Certo, se questa tendenza dovesse proseguire e trasmettersi al resto del mondo (come spesso è avvenuto in passato), ne seguirebbe una restrizione delle condizioni finanziarie a livello globale".

Ma per sapere esattamente cosa succederà "E' presto per dirlo. Molto si lega anche all'orientamento della presidenza statunitense sulle politiche commerciali: una tendenza a chiudersi potrebbe generare misure ritorsive. Le conseguenze economiche di un ritorno del protezionismo - maggiore incertezza, caduta degli investimenti, minore spinta all'innovazione, perdita di posti di lavoro, prezzi al consumo più alti - sarebbero profondamente negative per tutti". Quanto invece questo influirà sulle scelte della Bce "Nel fare politica monetaria in Europa - prosegue Visco - guardiamo a tutte le variabili rilevanti per il perseguimento dell'obiettivo di stabilità dei prezzi. L'andamento di fondo dell'inflazione non mostra segnali di aumento duraturo e continua a destare preoccupazione; per questo l'impostazione della politica monetaria è espansiva e non può cambiare finché non mutano queste condizioni".

"La politica monetaria è stata molto importante in questi ultimi anni - prosegue Visco - soprattutto nel contenere gli effetti della crisi finanziaria prima, e della crisi del debito sovrano poi. Abbiamo ridotto rischi gravissimi di instabilità finanziaria, salvaguardato la trasmissione della politica monetaria, evitato una contrazione del credito ancora più drammatica di quella osservata, scongiurato i rischi di deflazione". Per Visco "la politica non può avere una "veduta corta", come diceva Padoa-Schioppa. L'abilità di chi fa politica sta nel saper spiegare i vantaggi, soprattutto quelli non immediati, delle scelte compiute e nel rifuggire dalla tentazione di limitarsi all'utilizzo di slogan. Anche i media hanno un ruolo importante da svolgere, proponendo le giuste distinzioni".

Quanto agli scenari post referendum, "L'ho detto. Non c'è chiarezza su quella che sarà la risposta successiva all'esito del referendum". "Lo sforzo di rendere il nostro ambiente economico più favorevole all'attività di impresa dovrà continuare. Solo così si potrà dissipare l'incertezza che condiziona gli investimenti e frena la crescita. Ovviamente, le risposte non sono semplici. Tuttavia mi sembra che, pur nelle difficoltà dell'emergenza, in questi ultimi difficili anni si sia andati in questa direzione".

Circa invece alla risalita dello spread "Riflettono in buona misura la percezione delle nostre capacità di crescita. Dobbiamo dimostrare, come lavoratori e come imprese, di essere in grado di adeguarci ai cambiamenti. In ogni caso abbiamo un differenziale dei tassi di interesse che è ancora nei limiti di una valutazione ragionevole delle variabili in gioco". 

Quanto agli scenari "La riduzione dell'incertezza dipende soprattutto da quello che si farà dopo. Un'eccessiva concentrazione sul referendum è dannosa. Mi trovo spesso a dover sottolineare, anche a livello internazionale, che il nostro percorso è chiaro: bisogna in ogni caso proseguire il nostro sforzo di riforma". 

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