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Un settore che in Italia non conosce crisi è quello dei cappelli

Un settore che in Italia non conosce crisi è quello dei cappelli

Nei primi nove mesi del 2019 il fatturato ha toccato 161 milioni, senza variazioni rispetto allo stesso precedente, mentre sono cresciute sia le importazioni (+19%), che le esportazioni (+27,9 milioni)

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La fabbrica del cappello, l'azienda Borsalino di Alessandria. Leggendario marchio della tradizione artigianale (Foto Afp)

Primi nove mesi positivi per il distretto italiano del cappello, che in Italia è rappresentato da 137 aziende, che danno lavoro a 2.255 addetti: da gennaio a settembre 2019: il fatturato ha toccato 161 milioni, senza variazioni rispetto allo stesso precedente, mentre sono cresciute sia le importazioni (108 milioni, +19%), che le esportazioni (158 milioni, +27,9 milioni). La stima è della federazione italiana dei Tessili Vari, che ha elaborato dati Istat.

Secondo Paolo Marzialetti, presidente nazionale Settore Cappello, per le aziende italiane del comparto, "l'export continua a rappresentare la quasi totalità delle produzioni" e, in particolare, per "il segmento del lusso, che mantiene stabile il fatturato complessivo, malgrado la quasi totale erosione dei consumi interni".

Nei primi 9 mesi del 2019, i cappelli di paglia hanno registrato un aumento delle importazioni, attestandosi a (+31,6%) in valore, mentre le esportazioni hanno toccato 18 milioni (-1,9%), mentre i berretti evidenziano un aumento sia delle importazioni (+19%) che delle esportazioni (+27,9%).

La Cina si è confermata di gran lunga il paese maggior fornitore del comparto italiano del cappello, con 47 milioni (+12%), pari al 44% del totale importato. Nei primi 9 mesi del 2019, il primo mercato di sbocco si conferma quello svizzera: il fatturato sale a 37 milioni (+116,2%), secondo il Marzialetti "ormai non più solo per via delle triangolazioni commerciali con vari paesi tra i quali la Russia, che continua a rimanere in territorio negativo per via delle assurde sanzioni commerciali, ma soprattutto per la presenza nel proprio territorio delle piattaforme logistiche di tutti i principali gruppi globali del segmento del lusso".

Dietro la Svizzera ci sono Germania (19 mln. e +18,6%), Francia (16 mln. e +8%) e Gran Bretagna (15 mln. e +2,9%), "nonostante la difficile situazione d'incertezza dovuta all'imminente attuazione della Brexit". Buone le performance del cappello italiano anche negli Stati Uniti (11 mln. e +12,4%) e Spagna (7,4 mln. e +13,3%). "Per la prima volta dopo molti anni - ha sottolineato il presidente del Settore Cappello della federazione Tessili Vari - registriamo un ritorno con l'aumento delle esportazioni verso il Giappone (3,6 mln. e +10,6%), anche per via del protocollo d'intesa e dei nuovi accordi che prevedono l'abbattimento dei dazi commerciali dell'Ue".

Secondo stime della federazione nazionale Tessili Vari, il 70% della produzione di cappelli, in termini di aziende, addetti e fatturato, spetta al distretto del Fermano-Maceratese: le aziende di Montappone e Massa Fermana, in particolare, pesano per circa il 50% sulla produzione nazionale; gli altri comuni interessati sono Monte Vidon Corrado, Falerone, Mogliano, Loro Piceno e Sant'Angelo in Pontano.