Usa: la Fed sceglie la cautela, i tassi restano fermi tra 0 e 0,25%

(AGI) - Roma, 17 set. - Alla fine ha vinto la cautela. Difronte alle turbolenze che hanno investito le borse cinesi, laFederal Reserve

(AGI) - Roma, 17 set. - Alla fine ha vinto la cautela. Difronte alle turbolenze che hanno investito le borse cinesi, laFederal Reserve ha deciso di rimandare (probabilmente aottobre) l'annunciata stretta monetaria e di lasciare i tassiinvariati a quel minimo storico tra lo zero e lo 0,25% al qualesono inchiodati ormai dal dicembre 2008. Se la ripresa degliStati Uniti appare ormai abbastanza solida da reggere unaumento del costo del denaro, salvo un'inflazione ancora benlontana dall'obiettivo del 2%, a spingere la Fed ad andare coni piedi di piombo e' stata la recente fase di volatilita'attraversata dai mercati finanziari, in particolare quelli deipaesi emergenti, i piu' soggetti al rischio di fuga di capitaliuna volta normalizzata la politica monetaria statunitense. Inconferenza stampa Janet Yellen, numero uno dell'istituto diWashington, e' stata piuttosto esplicita in merito: "La ripresaha progredito a sufficienza, ci sono ragioni per alzare i tassiora e ne abbiamo discusso ma alla luce delle incertezze esteree dell'inflazione piu' bassa, abbiamo deciso di aspettare". "Lapreoccupazione per la Cina e i mercati emergenti ha portatovolatilita' sui mercati e, date le significativeinterconnessioni tra gli Usa e il resto del mondo, lasituazione va osservata con atteanzione", ha proseguito ilpresidente della Fed, che ha ribadito come "il primo rialzo deitassi sara' opportuno una volta che avremo visto ulteriorimiglioramenti sul mercato del lavoro e l'inflazione sara'tornata a crescere'". Questo punto, sottolineato anche nelcomunicato finale del Fomc, non contraddice la connessione trala crisi cinese e la cautela di Washington. Se l'inflazioneresta al palo dopo anni di tassi a livello zero e leesportazioni mostrano qualche segno di fiacchezza dipendeinfatti in larga parte da fattori esogeni, quali il crollo delprezzo del petrolio e il rafforzamento del dollaro sul mercatodei cambi, fattori che, ha assicurato Yellen, restano comunque"transitori". Lo scenario che sembra profilarsi e' quelloevocato nei mesi scorsi da molti osservatori: una strettamonetaria 'dolce' con un primo rialzo entro la fine dell'annodestinato a non essere seguito da un secondo per parecchi mesi.Anche in questo caso Yellen ha parlato chiaro: Dopo il primorialzo dei tassi di interesse, la politica monetaria dellaFederal Reserve "restera' molto accomodante per un po' ditempo". E "rimane una possibilita'" che il primo ritoccoavvenga in occasione del direttivo di ottobre. La maggior partedei dieci membri del Fomc (la cui decisione non e' stataunanime: Jeffrey Lacker della Fed di Richmond ha votato per unrialzo), assicura Yellen, resta comunque orientata a un aumentodei 'Fed Funds' "entro la fine dell'anno". I mercati, intanto,non sembrano aver capito bene come interpretare la decisione.Wall Street sta mantenendo un andamento assai altalenante,toccando rialzi vicini all'1,5% per poi azzerarli alcuni minutidopo. In forte calo, come prevedibile, il biglietto verde,sceso sotto quota 120 yen, mentre l'euro e' schizzato sopra1,14 dollari. .